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Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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martedì, novembre 10, 2009
L'AREA METROPOLITANA DELLA VENEZIA GIULIA:
UNA REALTA' POSSIBILE, CONCRETA, RAZIONALE
PIU' AUTONOMIA:TRIESTE, CARSO, VENEZIA GIULIA
INSIEME NELL'AREA METROPOLITANA
amvg@ymail.com

                                                
E’ stato costituito il Comitato per la promozione dell’AREA METROPOLITANA DELLA VENEZIA GIULIA
comitato AMVG
  
Il Comitato ha lo scopo di organizzare e raccogliere le firme per una legge regionale di iniziativa popolare per costituire la forma amministrativa dell’Area Metropolitana della Venezia Giulia. L’area metropolitana è prevista dall’articolo 114 della costituzione italiana e dalla legge regionale Legge regionale 1/2006 “Princìpi e norme fondamentali del sistema Regione - autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia” .
Per la costituzione dell’ Area Metropolitana della Venezia Giulia è necessaria una legge che definisca l’istituzione e disciplini l’ente nuovo.
L’istituzione dell’area metropolitana è la fusione dei Comuni e della Provincia in una unica istituzione.
Con l’Area Metropolitana si formeranno i Municipi, che saranno espressione di rappresentanza politica territoriale con l’elezione diretta del Sindaco.
Il consiglio metropolitano sarà formato da consiglieri eletti nelle circoscrizioni elettorali dei municipi.
La giunta metropolitana sarà composta dal Presidente e dai Sindaci in qualità di assessori metropolitani
L’Area Metropolitana contribuisce alla semplificazione amministrativa quindi: meno burocrazia e meno costi della politica.
I dettagli dell’assetto istituzionale dell’Area Metropolitana sono enunciati nella bozza di proposta di legge che sarà perfezionata in progress durante le consultazioni popolari, seguirà poi la raccolta di 15 mila firme
Il Comitato ha il compito di sostenere e divulgare gli aspetti positivi dell’area metropolitana per la Provincia di Trieste e spiegare perché è necessaria per il futuro della città.
L’area metropolitana è nella natura stessa della provincia di Trieste che attraverso la sua istituzione amministrativa acquisisce una forte autonomia gestionale dal punto di vista socio-economico, oltre ad acquisire competenze esclusive dell’Area Metropolitana definite dalla legge dello stato tipo l’autonomia fiscale.
L’Area Metropolitana permetterà di dirimere lo sterile dualismo con il Friuli, alimentato da una classe politica regionale maggioritaria legata ai consensi territoriali di aree sociali antropologicamente diverse dalla realtà giuliana.
Il comitato per l’Area metropolitana è la prima organizzazione che in Italia promuove concretamente l’istituzione dell’area metropolitana.
I fondatori del comitato sono: il presidente Uberto Fortuna Drossi, già promotore in consiglio regionale dell’emendamento sull’area/città metropolitana, e Aldo Flego, Enrico Maria Milic, Pierpaolo Zenga.
 
                                                                          Una risposta concreta a:

STEFANIA CRAXI: UNA BUONA IDEA VIRTUALE PER UNA GRANDE AREA METROPOLITANA
(ANSA) - MONFALCONE (GORIZIA), 24 OTT - "La stabilizzazione dell'area balcanica nel quadro europeo è un problema che ha una grande rilevanza internazionale": lo ha affermato oggi a Monfalcone (Gorizia), il sottosegretario agli Affari esteri, Stefania Craxi. "L'area balcanica è a noi limitrofa - ha detto Craxi, intervenendo ad un convegno su area giuliana e Istria insieme in Europa - e può fornire occasioni di capacità produttive a costi competitivi, rappresenta uno snodo importante per la trasmissione di energie e prodotti energetici come gas e petrolio, ed è il naturale retroterra di una città importante come Trieste". Stefania Craxi ha anche osservato che "Venezia, Trieste, l'Istria sono luoghi di mare. Allora, perché non immaginare - ha chiesto - una grande area metropolitana internazionale, che razionalizzi il sistema dei porti, per collegare il centro adriatico europeo con l'area nord-africana e mediterranea? Sarebbe anche un modo per sottrarre l'Europa a quello che mi piace definire 'rattrappimento baltico'. Io sono convinta - ha spiegato - che se l'Europa non riuscirà ad uscire da una visuale legata esclusivamente al suo Nord e a volgere i propri interessi verso la sua naturale area di sbocco, che è l'Africa mediterranea, non saprà rispondere alle sfide che oggi le sono portate non soltanto dagli Stati Uniti, ma anche dalle potenze emergenti dell'Asia e del Sud America". (ANSA).

a un impietoso, ma molto vero, articolo di Roberto Bianchin su Repubblica del 6.6.1992 (clicca sull'icona)TRIESTE E I SOGNI, ORA LA REALTA'

e a "TRIESTE VA, E IL FRIULI ?" L'opinione di Gino di Caporiacco (2001)

"La Corte di Cassazione ha dato il via libera ai contrapposti referendum sulla legge costituzionale approvata in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione".

Il referendum con posizioni contrapposte, in quanto l'Ulivo sostiene il sì (e vorrebbe che si votasse il 13 maggio) e la Casa della libertà sostiene il "no" e respinge l'ipotesi dell'abbinamento, verrà sicuramente indetto.
La data sarà quella che sarà ma dovremo andare a votare dichiarando se siamo d'accordo o se siamo contrari a questa riforma. Non è il caso di fare pronostici sull'esito del voto e quindi freddamente esaminiamo entrambe le possibilità. Se dovesse vincere il sì la riforma entrerebbe in vigore nei termini in cui è stata approvata; se dovesse vincere il no si dovrebbe ricominciare da capo.
E' ragionevole tuttavia pensare che alcuni punti della riforma verrebbero riproposti. Tra questi sembra pacifico che sarà riconfermata la modifica all'articolo 114 della vigente Costituzione che - nel testo approvato - viene sostituito dal seguente: << La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione >>.
La riconferma del ruolo delle Province rende, secondo chi scrive, inutile ogni artificiosa discussione su altri enti che si vorrebbero costituire per sostituirle, e - al di là di questa tutto sommato marginale osservazione - balza in tutta la sua evidenza un nuovo ruolo: quello della Città metropolitana che, al pari di Comuni, Province e Regioni, avrà "propri statuti, poteri e funzioni".
Trattandosi di un nuovo ente, è pensabile che poteri e funzioni verranno logicamente a situarsi tra i poteri e funzioni delle Regioni e quelli delle Province.
Perché è pensabile che le Città metropolitane verranno alla fine istituite, sia che vinca il sì in prima battuta, sia che vinca il no e che una nuova e diversa maggioranza riproponga modifiche a questa parte della Costituzione? Perché quattordici città (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste) hanno recentemente "deciso di spingere il pedale dell'acceleratore per la costituzione delle aree metropolitane ".
Così abbiamo letto recentemente. E si affermava. <<Le città metropolitane hanno già definito una linea operativa che vede il sindaco del capoluogo governare l'area metropolitana in una sorta di parlamentino composto dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte >>.
Quindi queste 14 città (tra le quali Trieste, che abbiamo elencato per ultima ma che, naturalmente, ci interessa per prima), città che sono governate da sindaci espressione del centrodestra e del centro-sinistra, hanno le idee chiare. Insomma, anche da questa presa di posizione, dalla costituzione futura delle città metropolitane/aree metropolitane è difficile che si possa prescindere.
Che cosa accadrà nel Friuli-Venezia Giulia? (continuo a scriverlo così anche se ho preso atto della "furbata" - e non dell'ingenuamente creduto refuso - con il quale nell'articolo 116 della proposta di modifica della Costituzione la nostra regione è diventata "Friuli Venezia Giulia", facendo saltare il trattino e così tentando di mettere insieme una realtà storico - geografica millenaria - il Friuli - con una entità storico - geografica inesistente - la Venezia Giulia).
Difficilmente Trieste potrà diventare una provincia autonoma, sul modello del Trentino-Alto Adige/Sudtirol. Diventerà sicuramente una Città metropolitana, molto probabilmente centro di un'area metropolitana. Avrà costituzionalmente garantito un proprio statuto, propri poteri e proprie funzioni.
Si tratterà - in buona sostanza - di un evento invocato dagli autonomisti friulani dal 1945. Trieste diventerà finalmente veramente arbitra del proprio destino, e chi la pensa come me non potrà che rallegrarsene.
A questo punto, dopo aver visto naufragare il disegno di chi proponeva la tesi che tutta la regione poteva essere considerata "metropolitana" (si vede che chi era convinto ha girato poco il territorio!), si apre il problema di definire - come fu detto dell'Austria, dopo il 1918 - che sarà di "quello che resta", ovvero il Friuli. Anche i triestinisti più accesi sembrano aver cessato di pensare al Friuli orientale, ovvero al goriziano o isontino che dir si voglia. Si accontenterebbero adesso di Grado, Monfalcone e Doberdò del Lago.
E' del tutto evidente che il futuro di quest'area "residuale" (che è la gran parte dell'attuale Friuli – Venezia Giulia) deve essere già oggi pensato dalle forze politiche, se queste sono consapevoli che non ci si può lasciar travolgere dagli avvenimenti, oppure imprigionarsi da sole in proposte arzigogolate, autentici tentativi di fuga della realtà, rinvii usati come cortine fumogene. Mi pare - sulla base di elementi obiettivi - che il futuro prefiguri con chiarezza estrema la "articolazione" dell'attuale regione. Trieste città/area metropolitana sarà finalmente in grado di dimostrare a tutti di essere in grado di camminare da sola, di scegliere da sola, di rappresentare - anche culturalmente, se crede - la sua "giulianità", della quale in parte va fiera e che l'ha finora accreditata spesso delle attenzioni di "mamma Roma".
Del resto, in una recente lettera del presidente di Alleanza Nazionale, onorevole Fini, a un autorevole esponente del movimento "Amare Trieste", è chiaramente detto che questa regione - che altri considerano una perfetta e premeditata "costruzione" costituzionale, pertanto immutabile - è la conseguenza del disastro della guerra perduta e dei contrapposti sentimenti dei costituenti, che numerosi anche speravano che non solo Trieste, come poi avvenne, ma anche l'Istria e persino la Dalmazia, in tutto o in parte, potessero essere comprese nel territorio della neonata Repubblica italiana.
Questo riconoscimento obiettivo e "storico" che viene da Destra, così chiaramente espresso, induce a pensare che - al di là di ogni barriera partitica - un nuovo progetto sta, sia pur lentamente, prendendo forma."
E' UN IMPEGNO DEL COMITATO AMVG
PER LA VENEZIA GIULIA!
 molo audace trieste
 
domenica, febbraio 22, 2009

Guarda la cartina, e non hai più dubbi...

Trieste porta d'Europa: eppure qualcosa non si muove bene (e da sempre, non solo in questi momenti di crisi economica...), in casa spesso non si è uniti, e fuori casa guardano ovviamente ad altro. Qualcuno sogna il ripristino del Porto Vecchio (franco) per finalità non portuali, per "restituirlo alla Città", e al momento è tutto fermo, qualcuno cerca di spostare l'area franca "vecchia" in altri siti..., ma attenzione a non perderla (i "nemici" di Trieste, a Roma come a Bruxelles, gli euroburocrati, sono pronti con ogni forma di mannaia...).

Vogliamo mettere il Porto di Trieste a disposizione di cinesi, giapponesi,...per penetrare meglio l'Europa? Forza Trieste!

E difendiamolo il nostro Porto Franco!

REGIME DI PORTO FRANCO

 

I traffici del Porto di Trieste devono molto al Regime di Porto Franco, introdotto nel 1719 e tuttora valido per gran parte dell'area portuale (articolata in cinque punti franchi: punto Franco Vecchio, Punto Franco Nuovo, Punto Franco Scali Legnami, Punto Franco Oli Minerali ed  Punto Franco Industriali) che, pertanto, è considerata fuori del territorio doganale dell'Unione Europea.

Di conseguenza gli operatori possono godere di condizioni operative finanziarie molto favorevoli:

  • Le merci provenienti via mare possono essere introdotte liberamente nel Porto Franco, indipendentemente dalla provenienza, destinazione o natura, senza essere soggette a dazio nell'ambito portuale;

  • Le merci possono restare in deposito, all'interno del porto, senza limiti di tempo e possono essere spedite verso destinazioni oltremare senza bisogno di dichiarazione doganale comunitaria;

  • Nei Punti Franchi commerciali esistono depositi permanenti di merci estere sulle quali possono essere liberamente eseguite operazioni commerciali come imballaggi, reimballaggi, etichettature e campionature;

  • Su queste merci sono possibili - previa autorizzazione amministrativa – anche trasformazioni industriali;

  • Per le merci importate nel mercato comunitario, attraverso il Porto Franco, i relativi dazi ed imposte doganali possono essere pagati con dilazione sino a sei mesi ad un tasso d'interesse ridotto;

  • Le merci che entrano nell'area portuale via terra dal territorio comunitario, vengono considerate come esportate all'atto dell'immissione e possono essere imbarcate in qualsiasi momento mentre, quelle provenienti dagli stati esteri, sono considerate merci in transito;

  • I trasporti su mezzi stradali pesanti, provenienti o diretti al porto di Trieste, che attraversano i valichi con Austria o Slovenia fruiscono di un regime di traffico diretto agevolato;

  • Anche il transito di merci su ferrovia gode di un sistema doganale semplificato.

Eppur qualcosa si muove, speriamo bene...

Fino a 15 anni per la realizzazione, costo da 1,5 a 2 miliardi di euro

Porto Trieste, al via lavori al molo VI anticipa adozione Piano regolatore

Authority, strapperemo al mare 200 ettari obiettivo entrare tra scali europei medio-grandi

ultimo aggiornamento: 20 febbraio, ore 16:03
Trieste, 20 feb. (Adnkronos) - Il primo colpo di ruspa assestato a un magazzino del Molo VI, ha suggellato che al Porto di Trieste si e' voltata pagina e dopo anni di discordie politiche e inerzia, con la demolizione si e' dato avvio alla riqualificazione dello scalo. ''L'odierno avvio dei lavori - ha sottolineato il segretario del Porto, Martino Conticelli, a margine di un'affollata conferenza stampa - e' un primo passo per la realizzazione del Piano regolatore portuale (Prp)''.

Il Prp, la cui procedura di approvazione e adozione sembra davvero alle ultime battute, vale da un miliardo e mezzo abbondante a due miliardi di euro. Di questa cifra, quanto competera' alla parte pubblica, lo illustra Conticelli, ''non sappiamo ancora, in alcuni casi il moltiplicatore e' uno a due, uno a tre. Nel caso del Molo VI, io ho gia' progetti dai 20 ai 50 milioni di euro del privato, e noi abbiamo una spesa di 1,7 milioni di euro, che potra' arrivare a due, quindi, in questo caso, il moltiplicatore e' molto piu' elevato. Dipende dal ritorno economico che i privati si aspettano dalla realizzazione di questi progetti''.

Per il 2009, l'elenco annuale delle opere dell'Autorita' portuale ha inserito 140 milioni di euro, legato al bilancio di previsione, e la parte piu' rilevante dell'importo sara' assorbita dall'avvio del primo lotto della Piattaforma logistica. Il Prp deve ancora ricevere la benedizione del Comune di Muggia, mentre ''l'intesa tra l'Autorita' portuale - ha detto il presidente Fabio Boniciolli - e il Comune di Trieste e' cosa fatta''. Poi, il Piano approdera' a Roma. Il Prp prevede una procedura di Via (Valutazione impatto ambientale), ''i tempi di approvazione romani non si conoscono, non c'e' una scaletta temporale definita'', ha spiegato Conticelli. Pero', il segretario generale ha precisato che procedura di Via potrebbe essere superata in questa fase, mentre ''diventerebbe necessaria quando si passa alla fase costruttiva di ogni singola opera''. Dopo l'adozione, per realizzare il Prp serviranno intorno ai 10-15 anni.

"Si e' cominciato con una non semplice e onerosa demolizione", quella dello storico Magazzino numero 62 risalente ai primi del '900, per poi abbattere altre tre analoghe strutture del Molo VI, ha affermato l'Authority. Il Prp, ha illustrato Boniciolli, vuole strappare al mare circa 200 ettari, in modo da creare le condizioni affinche' in un futuro prossimo, Trieste entri nei porti europei medio-grandi. "Obiettivo dell'Autorita' portuale -ha ribadito Boniciolli- e' creare le condizioni fisiche, istituzionali e commerciali per attrarre traffico". "I portatori di traffico sono operatori privati, che con l'aiuto delle istituzioni possono dare un contributo a realizzare quanto illustrato", ha aggiunto il presidente Boniciolli, che proprio stamattina ha ricevuto la visita di una delegazione giapponese interessata all'attivita' dello scalo.

"Non c'e' sviluppo del sistema infrastrutturale del Friuli Venezia Giulia se la portualita' triestina non ha una prospettiva certa", ha detto l'assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, ringraziando Boniciolli per il "segnale importante" che ha dato nella sua gestione dello scalo. Grande soddisfazione per l'avvio dei lavori e' stata espressa anche dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il quale ha osservato che finalmente i progetti di sviluppo del porto non si sono arenati nei meandri delle difficolta' politiche. "Il muro del 'no se pol' (non si puo', in dialetto, ndr) triestino comincia a mostrare qualche segno di cedimento", ha chiosato Conticelli, prendendo di mira l'annoso tormentone sull'immobilismo cittadino.
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/FriuliVeneziaGiulia.php?id=3.0.3041164298
Trieste, il Porto Vecchio
postato da: pertrieste alle ore 10:01 | Link | commenti
categoria:porto, notizie, trieste, franco, città, comune, area, portofranco, dipiazza, portuale, pertrieste
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