Un piano strategico per Trieste
E' in corso da settimane un acceso dibattito, che esprime la voglia dei Triestini di fare, di dare, di realizzare il bene e il progresso per la Città. Nessuno vuole più sentire il famoso no se pol, tutti auspicano il se devi, eppure emergono soltanto posizioni differenziate, spesso lobbystiche, che mirano più alla difesa di posizione e di ruolo, che non alla ricerca del vero e del giusto, del condiviso e del praticabile, su cui impegnare congiuntamente ogni sforzo e attività.
In questi giorni un importante esponente dell'economia triestina, il Presidente di Fincantieri e di Assindustria, così si esprime: "Trieste appare in una posizione che può definirsi senz'altro privilegiata: un contesto multiculturale, al centro di un'Europa che si espande a Est, una forte concentrazione di "cervelli", una grande vivacità intellettuale, una qualità della vita con pochi confronti. Ma, ed è questo il punto, questa posizione di ideale trampolino per ambiziosi traguardi non è stata finora adeguatamente sfruttata. Non è quindi una questione di declino da arrestare ma piuttosto di grandi opportunità da cogliere appieno nel nuovo più ampio contesto europeo. Quando si parla di Trieste, si presenta la solita questione del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Io prediligo la prima definizione, dalla quale può derivare la spinta per riempirlo. La seconda porta spesso ad una involuzione che rischia di svuotarlo."
Parole piene di esperienza, senso civico, visione imprenditoriale, e assolutamente condivisibili, che stimolano un serio e urgente confronto, e la costruzione di un Piano Strategico per Trieste, sottolineo "uno", su cui tutti siano concordi. Altrimenti il bicchiere sarà sempre più mezzo vuoto.
Il "Piccolo" del 15 marzo 2001 così titolava: TRIESTE: PRESENTATO IERI IN COMUNE IL PIANO STRATEGICO DELLA CITTÀ DAL 2001 AL 2010. Merita ritrovare quella notizia e quel piano, sfrondarlo di ciò che dopo sei anni non è più attuale, integrarlo con tutte le più recenti evoluzioni, e - con l'impegno di tutti - "tirarsi su le maniche" e realizzarlo, al di là della politica e delle lobbies. Questo vogliono i cittadini: concretezza e non dichiarazioni spot, spesso fini a se stesse.








