chi sono
Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
commenti recenti
archivio
categorie
links
partecipano

foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
martedì, dicembre 15, 2009
Porto Vecchio di Trieste: una zona franca da trasferire?
Bisogna decidere. Le verità nascoste, che non tutti sanno e pochi dicono...

 
Negli ultimi tempi si è parlato del Magazzino 26 nel Punto Franco del Porto Vecchio. Domande e posizioni espresse denotano, per l’ennesima volta, l’incertezza e l’incapacità di prendere decisioni. Occorre fare chiarezza, e soprattutto essere unanimi, per non lasciar marcire una cattedrale nel deserto. Ma soprattutto bisogna essere trasparenti con i cittadini.
Nell’articolo di Maranzana si evidenzia giustamente, da parte dell’Autorità Portuale, l’impossibilità di installazione in spazi immensi di uffici, strutture, locali dentro il Punto Franco, nell’attesa che il Governo tolga il regime particolare, e si sottolinea anche la proposta della stessa Autorità di trasferimento di questa porzione di Punto Franco a Fernetti, mai realizzata per scarsa lungimiranza di altri.
E’ chiaro che dovremmo ragionare a Trieste, finalmente, con una testa sola, e non – come spesso è accaduto – essere divisi fra di noi e farci del male da soli. Non possiamo permetterci di perdere neanche un millimetro di una realtà storica e importante per Trieste: dobbiamo sviluppare, anche oltre i confini del vetusto Porto Vecchio recuperabile alla Città, aree franche innovative e funzionali alle attuali opportunità, dobbiamo batterci con forza e coesione per questo obiettivo.
Ricordiamo che il porto franco internazionale di Trieste, in base all'allegato VI del Trattato di pace di Parigi del 1947, prevede il libero transito delle merci, la totale esenzione doganale e la possibilità di eseguire fuori dalla linea doganale (e quindi "allo Stato estero") tutte le operazioni di sbarco, imbarco, deposito, contrattazione, ma anche trasformazione industriale delle merci. Sì, anche attività industriale, ma i mille lacci della normativa italiana ne hanno da sempre compromesso lo sviluppo.
In un altro articolo Italia Nostra pone l’interrogativo “se la questione del Punto franco sia stata risolta o debba essere ancora affrontata. Vorremmo anche sapere la relazione che potrebbe esserci tra il regime di Punto Franco del nostro porto e le recentissime proposte istituzionali sulle zone franche urbane. Sarebbe opportuno anche approfondire quali potrebbero essere i vantaggi, pur con l'esistenza del Punto franco, per intervenire immediatamente con i restauri dei magazzini».
A parte la considerazione che le previste zone franche urbane non toccano minimamente la nostra Regione, come se la pesante concorrenza fiscale di Austria e Slovenia non esistesse, per la Zona Franca portuale triestina merita riportare all’attenzione il chiaro parere espresso pubblicamente l’anno scorso dall’emerito Procuratore Generale Onorario di Cassazione Domenico Maltese: “….In particolare, per quanto riguarda la disponibilità delle aree in franchigia internazionale - le Free Zones del porto di Trieste - , lo Stato italiano può stabilirne con legge l'ampliamento, secondo le prescrizioni dell'allegato VIII del Trattato di Parigi del '47. Non ha il potere, invece, di disporre la riduzione data la sua veste di soggetto passivo della servitù internazionale della franchigia”.
Continua il dott. Maltese: ”Può, tuttavia, provvedere con legge "ad hoc", oppure, per evitarne le lungaggini, con legge delega al Ministro dei Trasporti (consentita dalla legge n. 400 del 1988 sul'"attività di Governo") alla modifica del luogo d'esercizio della servitù (cosiddetto "trasferimento dei punti franchi"). Ma ciò richiede una preliminare denuncia, sul punto, del Trattato di Parigi del '47 in base al principio della cosiddetta ''sopravvenienza", riconosciuto da una vetusta consuetudine di diritto internazionale e sancito ormai in modo espresso dalla Convenzione di Vienna sui trattati del 1960. Secondo tale principio, al mutare dalle circostanze di fatto sulle quali era basato un accordo, corrisponde il mutare delle condizioni giuridiche vincolanti, in origine, i contraenti. Col duplice onere, per lo Stato italiano demandante, di fornire la prova dei presupposti di fatto giustificativi della sopravvenienza, e di provvedere alla contemporanea estensione di aree di utilità pari a quelle soggette, in origine, al vincolo internazionale. Tale preliminare denuncia è necessaria poiché, secondo l'articolo 117 novellato della Costituzione e la più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale, il legislatore nazionale è tenuto al rispetto dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali”.
Questa è chiarezza e trasparenza: il futuro dell’area giuliana non può prescindere da una realtà portuale che mantenga e sviluppi ciò che già esiste, e che costituisce risorsa fondamentale. Se vogliamo recuperare alla Città il Porto Vecchio, e Barcellona insegna, dobbiamo nel contempo trasferire in altro sito l’eventuale area franca dismessa: su questo principio e obiettivo dobbiamo essere forti e uniti.
postato da: pertrieste alle ore 12:30 | Link | commenti
categoria:porto, metropolitana, venezia, giulia, trieste, franco, città, vecchio, area, portofranco, portuale
martedì, novembre 10, 2009
L'AREA METROPOLITANA DELLA VENEZIA GIULIA:
UNA REALTA' POSSIBILE, CONCRETA, RAZIONALE
PIU' AUTONOMIA:TRIESTE, CARSO, VENEZIA GIULIA
INSIEME NELL'AREA METROPOLITANA
amvg@ymail.com

                                                
E’ stato costituito il Comitato per la promozione dell’AREA METROPOLITANA DELLA VENEZIA GIULIA
comitato AMVG
  
Il Comitato ha lo scopo di organizzare e raccogliere le firme per una legge regionale di iniziativa popolare per costituire la forma amministrativa dell’Area Metropolitana della Venezia Giulia. L’area metropolitana è prevista dall’articolo 114 della costituzione italiana e dalla legge regionale Legge regionale 1/2006 “Princìpi e norme fondamentali del sistema Regione - autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia” .
Per la costituzione dell’ Area Metropolitana della Venezia Giulia è necessaria una legge che definisca l’istituzione e disciplini l’ente nuovo.
L’istituzione dell’area metropolitana è la fusione dei Comuni e della Provincia in una unica istituzione.
Con l’Area Metropolitana si formeranno i Municipi, che saranno espressione di rappresentanza politica territoriale con l’elezione diretta del Sindaco.
Il consiglio metropolitano sarà formato da consiglieri eletti nelle circoscrizioni elettorali dei municipi.
La giunta metropolitana sarà composta dal Presidente e dai Sindaci in qualità di assessori metropolitani
L’Area Metropolitana contribuisce alla semplificazione amministrativa quindi: meno burocrazia e meno costi della politica.
I dettagli dell’assetto istituzionale dell’Area Metropolitana sono enunciati nella bozza di proposta di legge che sarà perfezionata in progress durante le consultazioni popolari, seguirà poi la raccolta di 15 mila firme
Il Comitato ha il compito di sostenere e divulgare gli aspetti positivi dell’area metropolitana per la Provincia di Trieste e spiegare perché è necessaria per il futuro della città.
L’area metropolitana è nella natura stessa della provincia di Trieste che attraverso la sua istituzione amministrativa acquisisce una forte autonomia gestionale dal punto di vista socio-economico, oltre ad acquisire competenze esclusive dell’Area Metropolitana definite dalla legge dello stato tipo l’autonomia fiscale.
L’Area Metropolitana permetterà di dirimere lo sterile dualismo con il Friuli, alimentato da una classe politica regionale maggioritaria legata ai consensi territoriali di aree sociali antropologicamente diverse dalla realtà giuliana.
Il comitato per l’Area metropolitana è la prima organizzazione che in Italia promuove concretamente l’istituzione dell’area metropolitana.
I fondatori del comitato sono: il presidente Uberto Fortuna Drossi, già promotore in consiglio regionale dell’emendamento sull’area/città metropolitana, e Aldo Flego, Enrico Maria Milic, Pierpaolo Zenga.
 
                                                                          Una risposta concreta a:

STEFANIA CRAXI: UNA BUONA IDEA VIRTUALE PER UNA GRANDE AREA METROPOLITANA
(ANSA) - MONFALCONE (GORIZIA), 24 OTT - "La stabilizzazione dell'area balcanica nel quadro europeo è un problema che ha una grande rilevanza internazionale": lo ha affermato oggi a Monfalcone (Gorizia), il sottosegretario agli Affari esteri, Stefania Craxi. "L'area balcanica è a noi limitrofa - ha detto Craxi, intervenendo ad un convegno su area giuliana e Istria insieme in Europa - e può fornire occasioni di capacità produttive a costi competitivi, rappresenta uno snodo importante per la trasmissione di energie e prodotti energetici come gas e petrolio, ed è il naturale retroterra di una città importante come Trieste". Stefania Craxi ha anche osservato che "Venezia, Trieste, l'Istria sono luoghi di mare. Allora, perché non immaginare - ha chiesto - una grande area metropolitana internazionale, che razionalizzi il sistema dei porti, per collegare il centro adriatico europeo con l'area nord-africana e mediterranea? Sarebbe anche un modo per sottrarre l'Europa a quello che mi piace definire 'rattrappimento baltico'. Io sono convinta - ha spiegato - che se l'Europa non riuscirà ad uscire da una visuale legata esclusivamente al suo Nord e a volgere i propri interessi verso la sua naturale area di sbocco, che è l'Africa mediterranea, non saprà rispondere alle sfide che oggi le sono portate non soltanto dagli Stati Uniti, ma anche dalle potenze emergenti dell'Asia e del Sud America". (ANSA).

a un impietoso, ma molto vero, articolo di Roberto Bianchin su Repubblica del 6.6.1992 (clicca sull'icona)TRIESTE E I SOGNI, ORA LA REALTA'

e a "TRIESTE VA, E IL FRIULI ?" L'opinione di Gino di Caporiacco (2001)

"La Corte di Cassazione ha dato il via libera ai contrapposti referendum sulla legge costituzionale approvata in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione".

Il referendum con posizioni contrapposte, in quanto l'Ulivo sostiene il sì (e vorrebbe che si votasse il 13 maggio) e la Casa della libertà sostiene il "no" e respinge l'ipotesi dell'abbinamento, verrà sicuramente indetto.
La data sarà quella che sarà ma dovremo andare a votare dichiarando se siamo d'accordo o se siamo contrari a questa riforma. Non è il caso di fare pronostici sull'esito del voto e quindi freddamente esaminiamo entrambe le possibilità. Se dovesse vincere il sì la riforma entrerebbe in vigore nei termini in cui è stata approvata; se dovesse vincere il no si dovrebbe ricominciare da capo.
E' ragionevole tuttavia pensare che alcuni punti della riforma verrebbero riproposti. Tra questi sembra pacifico che sarà riconfermata la modifica all'articolo 114 della vigente Costituzione che - nel testo approvato - viene sostituito dal seguente: << La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione >>.
La riconferma del ruolo delle Province rende, secondo chi scrive, inutile ogni artificiosa discussione su altri enti che si vorrebbero costituire per sostituirle, e - al di là di questa tutto sommato marginale osservazione - balza in tutta la sua evidenza un nuovo ruolo: quello della Città metropolitana che, al pari di Comuni, Province e Regioni, avrà "propri statuti, poteri e funzioni".
Trattandosi di un nuovo ente, è pensabile che poteri e funzioni verranno logicamente a situarsi tra i poteri e funzioni delle Regioni e quelli delle Province.
Perché è pensabile che le Città metropolitane verranno alla fine istituite, sia che vinca il sì in prima battuta, sia che vinca il no e che una nuova e diversa maggioranza riproponga modifiche a questa parte della Costituzione? Perché quattordici città (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste) hanno recentemente "deciso di spingere il pedale dell'acceleratore per la costituzione delle aree metropolitane ".
Così abbiamo letto recentemente. E si affermava. <<Le città metropolitane hanno già definito una linea operativa che vede il sindaco del capoluogo governare l'area metropolitana in una sorta di parlamentino composto dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte >>.
Quindi queste 14 città (tra le quali Trieste, che abbiamo elencato per ultima ma che, naturalmente, ci interessa per prima), città che sono governate da sindaci espressione del centrodestra e del centro-sinistra, hanno le idee chiare. Insomma, anche da questa presa di posizione, dalla costituzione futura delle città metropolitane/aree metropolitane è difficile che si possa prescindere.
Che cosa accadrà nel Friuli-Venezia Giulia? (continuo a scriverlo così anche se ho preso atto della "furbata" - e non dell'ingenuamente creduto refuso - con il quale nell'articolo 116 della proposta di modifica della Costituzione la nostra regione è diventata "Friuli Venezia Giulia", facendo saltare il trattino e così tentando di mettere insieme una realtà storico - geografica millenaria - il Friuli - con una entità storico - geografica inesistente - la Venezia Giulia).
Difficilmente Trieste potrà diventare una provincia autonoma, sul modello del Trentino-Alto Adige/Sudtirol. Diventerà sicuramente una Città metropolitana, molto probabilmente centro di un'area metropolitana. Avrà costituzionalmente garantito un proprio statuto, propri poteri e proprie funzioni.
Si tratterà - in buona sostanza - di un evento invocato dagli autonomisti friulani dal 1945. Trieste diventerà finalmente veramente arbitra del proprio destino, e chi la pensa come me non potrà che rallegrarsene.
A questo punto, dopo aver visto naufragare il disegno di chi proponeva la tesi che tutta la regione poteva essere considerata "metropolitana" (si vede che chi era convinto ha girato poco il territorio!), si apre il problema di definire - come fu detto dell'Austria, dopo il 1918 - che sarà di "quello che resta", ovvero il Friuli. Anche i triestinisti più accesi sembrano aver cessato di pensare al Friuli orientale, ovvero al goriziano o isontino che dir si voglia. Si accontenterebbero adesso di Grado, Monfalcone e Doberdò del Lago.
E' del tutto evidente che il futuro di quest'area "residuale" (che è la gran parte dell'attuale Friuli – Venezia Giulia) deve essere già oggi pensato dalle forze politiche, se queste sono consapevoli che non ci si può lasciar travolgere dagli avvenimenti, oppure imprigionarsi da sole in proposte arzigogolate, autentici tentativi di fuga della realtà, rinvii usati come cortine fumogene. Mi pare - sulla base di elementi obiettivi - che il futuro prefiguri con chiarezza estrema la "articolazione" dell'attuale regione. Trieste città/area metropolitana sarà finalmente in grado di dimostrare a tutti di essere in grado di camminare da sola, di scegliere da sola, di rappresentare - anche culturalmente, se crede - la sua "giulianità", della quale in parte va fiera e che l'ha finora accreditata spesso delle attenzioni di "mamma Roma".
Del resto, in una recente lettera del presidente di Alleanza Nazionale, onorevole Fini, a un autorevole esponente del movimento "Amare Trieste", è chiaramente detto che questa regione - che altri considerano una perfetta e premeditata "costruzione" costituzionale, pertanto immutabile - è la conseguenza del disastro della guerra perduta e dei contrapposti sentimenti dei costituenti, che numerosi anche speravano che non solo Trieste, come poi avvenne, ma anche l'Istria e persino la Dalmazia, in tutto o in parte, potessero essere comprese nel territorio della neonata Repubblica italiana.
Questo riconoscimento obiettivo e "storico" che viene da Destra, così chiaramente espresso, induce a pensare che - al di là di ogni barriera partitica - un nuovo progetto sta, sia pur lentamente, prendendo forma."
E' UN IMPEGNO DEL COMITATO AMVG
PER LA VENEZIA GIULIA!
 molo audace trieste
 
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog More blogs about trieste.
Technorati Blog Finder