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Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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giovedì, gennaio 15, 2009

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI UDINE SULLA CITTA’ METROPOLITANA DI TRIESTE    

Il dibattito sull'area metropolitana di Trieste si sta facendo davvero interessante. Il Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini ha rilasciato un’intervista al Messaggero Veneto (testo allegato), ripresa peraltro anche dalla RAI in un notiziario radiofonico, nella quale conferma la sua visione di ristrutturazione regionale, con nuove forme di collaborazione e sinergie fra le tre province friulane e la creazione dell’area metropolitana di Trieste.

Ho usato il termine “conferma” perché già nel febbraio del 1998, in un intervento in Parlamento, Fontanini aveva esposto il suo pensiero in materia  (verbale di seduta allegato).  

Indubbiamente inizia ad emergere, purtroppo maggiormente a livello regionale piuttosto che triestino, il pensiero che l’area metropolitana di Trieste non porterebbe vantaggi solo a Trieste. E’ opportuno ricordare che l’istituzione della Città o Area Metropolitana comporta una diversa ripartizione dei finanziamenti statali, rispetto all’assetto oggi esistente. Cioè la Città Metropolitana avrebbe un gettito statale diretto, senza passare attraverso l’Ente Regione Friuli Venezia Giulia. E credo abbiamo tutti bene in mente i tristi “tira e molla” delle poste di bilancio regionale in gioco, caratterizzate da campanilismi assurdi, e dal continuo misurare con il bilancino da orefice quanto è stato dato a Udine e quanto a Trieste.

Quindi la visione della regione formata dalle province friulane e dalla Città Metropolitana di Trieste è una visione nel rispetto delle peculiarità territoriali e, finalmente, la fine della competizione malsana fra Trieste e Udine che, a furia di guardare “quanto hanno dato agli uni e quanto agli altri” spreca spesso risorse senza esaltare le specificità territoriali.  

Voglio illudermi che questa lungimiranza inizi a farsi strada anche nei pensieri dei triestini…

Forza Trieste, svegliati!

Trieste Capitale

Messaggero Veneto - 23.12.2008

Fontanini: Prefetture inutili bastano le nostre autonomie

di DOMENICO PECILE

Pietro Fontanini, friulanista Doc, segretario regionale della Lega Nord, presidente della giunta Provinciale di Udine, è stato senatore del Carroccio per tre legislature e sindaco di Campoformido per due mandati. Ha ricoperto il ruolo di consigliere regionale ed è stato pure presidente della giunta regionale. Insomma, un caso quasi unico per un politico nostrano. Presidente della Provincia da otto mesi. È in grado di fare un bilancio? «Sì, ed è un bilancio positivo». Perché? «Perché la Provincia è uscita da un commissariamento, da una vicenda grave, e quindi in questi otto mesi ho dovuto riqualificare l’immagine nei confronti dei cittadini. E, dunque, penso di avere ricuperato un’immagine positiva». Certo, l’immagine. E i risultati in termini operativi? «Abbiamo messo mano alla struttura burocratica e proprio oggi (ieri per chi legge, ndr ) licenzieremo in giunta la nuova pianta organica con la distribuzione delle aree dirigenziali». Pace fatta anche coi sindacati, dunque? «Penso di sì. Ma spetterà anche a loro dare un giudizio rispetto a questa riforma che licenziamo». Tutto a gonfie vele, pare di capire. Tranne qualche mal di pancia in maggioranza. E mi riferisco, a esempio, agli attacchi di Carlantoni. «Ma sì, ci fu qualche polemica relativa a quella vicenda». Quale? «Quella della IV novembre e alla mia mancata presenza a Redipuglia. Fu la sagra degli equivoci. Quel giorno, infatti, avevo preso un appuntamento molto prima per incontrare questi esponenti austriaci che venivano appositamente a Tarvisio per confrontarci sulla politica europea». Nessun calcolo politico nella sua assenza a Redipuglia? «No, assolutamente . Anche perché a Redipuglia ho mandato il mio vicepresidente». Torniamo ai dissapori con Carlantoni. «Con Carlantoni mi sono chiarito. Lui stesso si è preso l’impegno di organizzare un incontro tra me e il governatore della Carinzia anche con l’obiettivo di sfatare ogni dubbio sulla collaborazione che deve esistere tra noi e quel Land». Si vocifera di un possibile rimpasto in giunta tra l’assessore Virgili e l’ex capogruppo di Fi, Mauro Zanin. Che cosa c’è di vero? «Non ho ricevuto alcuna richiesta in tal senso. Del resto, dico bene degli attuali miei assessori». E a chi le dice che essere presidente della Provincia e capo di un partito crea qualche problema di ruolo, che cosa replica? «Che ci sono moltissimi casi in Italia di persone che ricoprono ambedue i ruoli. Penso a esempio al presidente Berlusconi. Insomma, quando i ruoli politico-amministrativi si avvicinano molto si riesce a essere molto più incisivi ed efficaci». Voi del Carroccio dite che la Lega non è né di destra, né di sinistra giacché è un movimento territoriale. Ma lei non si è un po’ sbilanciato a destra nell’interloquire con il nazionalista Strache? «No, perché io ho voluto verificare con questo segretario di partito che ha ricevuto in Austria un consenso molto ampio quali fossero le sue idee sull’Europa. E ho trovato forti analogia con la Lega rispetto a quello che mi ha detto». Che in sintesi significa...? «Un’Europa in cui siano rappresentati i popoli, un’Europa meno burocratica e un’Europa che fa riferimento ai valori cristiani». Quindi nessun feeling con la destra? «Assolutamente no! Siamo un partito popolare che ha un obiettivo: quello di introdurre nel sistema istituzionale italiano il federalismo». E in questo siete molto machiavellici... «Sì, ci alleiamo con chi ci permette di raggiungere questo obiettivo». Stessa strategia bipartisan anche per le amministrative del 2009? «Noi guardiamo in primis ai nostri alleati in Regione e in Provincia. Tuttavia, non escludiamo di confrontarci e forse di poter amministrare con chi ci dà fiducia e rappresenta sul territorio una forza innovativa e federalista». E dell’inaspettato feeling regionale con l’Udc che cosa mi dice? «Con l’Udc abbiamo trovato comunanza di vedute soprattutto sui valori in riferimento alla famiglia e alla persona. E e su questo pensiamo di costruire un percorso anche politico. Del resto, sia in Regione sia in Provincia di Udine l’Udc fa parte della maggioranza». Quindi alle amministrative giocherete a 360 gradi? «Non proprio, perché siamo orientati verso gli attuali partner. Ma se troveremo difficoltà sul programma guarderemo anche altrove». Un passo indietro. Prima mi parlava di valori e famiglia. Un giudizio sul caso Eluana. «Noi, come partito, abbiamo stilato una carta dei valori che mette al primo punto la persona umana e che chiede di ispirare la propria attività amministrativa ai valori della persona stessa». Dunque? «Ora, con il caso Eluana, intravedo una sorta di eutanasia strisciante. E allora questo confligge con i riferimenti ideali che ci siamo dati». Certo, ma esiste pur sempre una sentenza definitiva... «Io riconosco sia le sentenza, sia la responsabilità che ha il padre di Eluana nel decidere. Ma da cattolico gli chiedo di non decidere per la morte di sua figlia e lasciarla ancora vivere dal momento che è assistita in una struttura che autonomamente le consente la vita». Cambiamo argomento: Natale e crisi economica. Che cosa dire ai friulani? «Che bisogna essere responsabili di fronte a una crisi che sarà abbastanza dura. Allo stesso tempo sono fiducioso che i friulani, abituati a essere molto pragmatici e tenaci, riusciranno a superare queste difficoltà. Bisognerà però puntare molto sul manifatturiero e ridimensionare le spinte che ci hanno portato alla proliferazione di molti centri commerciali. Dobbiamo ritornare alla produzione e al reddito prodotto dall’industria e non da finanze creative o terziari molto voluttuari». Presidente, lei è ottimista per forza o per convinzione? «Per convinzione perché conosco i friulani: gente dura, tenace, che sa sopportare i momenti difficili perché la storia ci ha messi alla prova molte volte». A fine mandato che cosa le piacerebbe fosse ricordato dai friulani? «L’avere unito le tre Province friulane». E come? «Attraverso forme di collaborazione come l’Assemblea delle Province. Vede, si è aperto un dibattito sul ruolo della Provincia in Italia. E per questo è necessario che le Province diano prova di sinergie e aggregazioni per ottenere risparmi e risposte più rapide». Ma non eravate favorevoli all’abolizione delle Province? «In questi mesi la Lega si è dichiarata fortemente a difesa delle Province perché ci rendiamo conto che serve un ente che difenda un’identità e un ruolo di area vasta. Del resto, non posso immaginare un Friuli senza la Provincia di Udine, salvo non ristrutturare la nostra regione creando l’area metropolitana per Trieste e la Regione del Friuli». Le Prefetture? «Sono favorevole alla loro abolizione perché sono superate. Nella nostra Regione basterebbe un’unica rappresentanza del governo giacché grazie al sistema delle nostre autonomie non servono altri di rappresentanza governativa». Questo è il vero progetto della Lega? «No, questa è un’aspirazione del presidente della Provincia di Udine». E ai friulani che cosa suggerisce? «Di essere più consapevoli della loro forza. Il Pil della regione esce dalle attività economiche di questa provincia. E se confrontato in percentuale agli altri Pil d’Italia lo colloca in posizione molto molto avanzata». Per cui? «I friulani devono essere coscienti della loro forza economica oltre che culturale e del fatto che con la globalizzazione non hanno perso posizioni a livello internazionale e che anzi sono, siamo, collocati ai vertici delle graduatorie economiche».

 

Già nel lontano 1998 Pietro Fontanini così si esprimeva in Parlamento: 

Seduta n. 308 del 10/2/1998 - PIETRO FONTANINI. È prevedibile, a mio avviso, che questo nuovo ente territoriale ad autonomia differenziata attrarrà tutti i comuni che si riconoscono nella Venezia Giulia; la parte residua del territorio verrebbe quindi a coincidere, almeno in linea generale, con l'altra regione storica, il Friuli. Avremo, così, una scomposizione della regione nelle sue componenti storiche (con tutte le approssimazioni che un tale concetto sottende), ma una, la Venezia Giulia, sarà dotata di un proprio ordinamento ad autonomia differenziata e l'altra ne sarà priva. Si avrebbe quindi una situazione paradossale e squilibrata nel Friuli-Venezia Giulia, solo in questa regione l'istituzione di una città metropolitana comporterebbe l'individuazione per sottrazione di un territorio. Cercheremo di risolvere con un emendamento quello che secondo noi è un pasticcio: ma dovremo scriverlo, caro onorevole Boato, nel testo che ci prepariamo a votare, che sarà competenza della regione definire questi aspetti.

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