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Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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domenica, febbraio 22, 2009

Guarda la cartina, e non hai più dubbi...

Trieste porta d'Europa: eppure qualcosa non si muove bene (e da sempre, non solo in questi momenti di crisi economica...), in casa spesso non si è uniti, e fuori casa guardano ovviamente ad altro. Qualcuno sogna il ripristino del Porto Vecchio (franco) per finalità non portuali, per "restituirlo alla Città", e al momento è tutto fermo, qualcuno cerca di spostare l'area franca "vecchia" in altri siti..., ma attenzione a non perderla (i "nemici" di Trieste, a Roma come a Bruxelles, gli euroburocrati, sono pronti con ogni forma di mannaia...).

Vogliamo mettere il Porto di Trieste a disposizione di cinesi, giapponesi,...per penetrare meglio l'Europa? Forza Trieste!

E difendiamolo il nostro Porto Franco!

REGIME DI PORTO FRANCO

 

I traffici del Porto di Trieste devono molto al Regime di Porto Franco, introdotto nel 1719 e tuttora valido per gran parte dell'area portuale (articolata in cinque punti franchi: punto Franco Vecchio, Punto Franco Nuovo, Punto Franco Scali Legnami, Punto Franco Oli Minerali ed  Punto Franco Industriali) che, pertanto, è considerata fuori del territorio doganale dell'Unione Europea.

Di conseguenza gli operatori possono godere di condizioni operative finanziarie molto favorevoli:

  • Le merci provenienti via mare possono essere introdotte liberamente nel Porto Franco, indipendentemente dalla provenienza, destinazione o natura, senza essere soggette a dazio nell'ambito portuale;

  • Le merci possono restare in deposito, all'interno del porto, senza limiti di tempo e possono essere spedite verso destinazioni oltremare senza bisogno di dichiarazione doganale comunitaria;

  • Nei Punti Franchi commerciali esistono depositi permanenti di merci estere sulle quali possono essere liberamente eseguite operazioni commerciali come imballaggi, reimballaggi, etichettature e campionature;

  • Su queste merci sono possibili - previa autorizzazione amministrativa – anche trasformazioni industriali;

  • Per le merci importate nel mercato comunitario, attraverso il Porto Franco, i relativi dazi ed imposte doganali possono essere pagati con dilazione sino a sei mesi ad un tasso d'interesse ridotto;

  • Le merci che entrano nell'area portuale via terra dal territorio comunitario, vengono considerate come esportate all'atto dell'immissione e possono essere imbarcate in qualsiasi momento mentre, quelle provenienti dagli stati esteri, sono considerate merci in transito;

  • I trasporti su mezzi stradali pesanti, provenienti o diretti al porto di Trieste, che attraversano i valichi con Austria o Slovenia fruiscono di un regime di traffico diretto agevolato;

  • Anche il transito di merci su ferrovia gode di un sistema doganale semplificato.

Eppur qualcosa si muove, speriamo bene...

Fino a 15 anni per la realizzazione, costo da 1,5 a 2 miliardi di euro

Porto Trieste, al via lavori al molo VI anticipa adozione Piano regolatore

Authority, strapperemo al mare 200 ettari obiettivo entrare tra scali europei medio-grandi

ultimo aggiornamento: 20 febbraio, ore 16:03
Trieste, 20 feb. (Adnkronos) - Il primo colpo di ruspa assestato a un magazzino del Molo VI, ha suggellato che al Porto di Trieste si e' voltata pagina e dopo anni di discordie politiche e inerzia, con la demolizione si e' dato avvio alla riqualificazione dello scalo. ''L'odierno avvio dei lavori - ha sottolineato il segretario del Porto, Martino Conticelli, a margine di un'affollata conferenza stampa - e' un primo passo per la realizzazione del Piano regolatore portuale (Prp)''.

Il Prp, la cui procedura di approvazione e adozione sembra davvero alle ultime battute, vale da un miliardo e mezzo abbondante a due miliardi di euro. Di questa cifra, quanto competera' alla parte pubblica, lo illustra Conticelli, ''non sappiamo ancora, in alcuni casi il moltiplicatore e' uno a due, uno a tre. Nel caso del Molo VI, io ho gia' progetti dai 20 ai 50 milioni di euro del privato, e noi abbiamo una spesa di 1,7 milioni di euro, che potra' arrivare a due, quindi, in questo caso, il moltiplicatore e' molto piu' elevato. Dipende dal ritorno economico che i privati si aspettano dalla realizzazione di questi progetti''.

Per il 2009, l'elenco annuale delle opere dell'Autorita' portuale ha inserito 140 milioni di euro, legato al bilancio di previsione, e la parte piu' rilevante dell'importo sara' assorbita dall'avvio del primo lotto della Piattaforma logistica. Il Prp deve ancora ricevere la benedizione del Comune di Muggia, mentre ''l'intesa tra l'Autorita' portuale - ha detto il presidente Fabio Boniciolli - e il Comune di Trieste e' cosa fatta''. Poi, il Piano approdera' a Roma. Il Prp prevede una procedura di Via (Valutazione impatto ambientale), ''i tempi di approvazione romani non si conoscono, non c'e' una scaletta temporale definita'', ha spiegato Conticelli. Pero', il segretario generale ha precisato che procedura di Via potrebbe essere superata in questa fase, mentre ''diventerebbe necessaria quando si passa alla fase costruttiva di ogni singola opera''. Dopo l'adozione, per realizzare il Prp serviranno intorno ai 10-15 anni.

"Si e' cominciato con una non semplice e onerosa demolizione", quella dello storico Magazzino numero 62 risalente ai primi del '900, per poi abbattere altre tre analoghe strutture del Molo VI, ha affermato l'Authority. Il Prp, ha illustrato Boniciolli, vuole strappare al mare circa 200 ettari, in modo da creare le condizioni affinche' in un futuro prossimo, Trieste entri nei porti europei medio-grandi. "Obiettivo dell'Autorita' portuale -ha ribadito Boniciolli- e' creare le condizioni fisiche, istituzionali e commerciali per attrarre traffico". "I portatori di traffico sono operatori privati, che con l'aiuto delle istituzioni possono dare un contributo a realizzare quanto illustrato", ha aggiunto il presidente Boniciolli, che proprio stamattina ha ricevuto la visita di una delegazione giapponese interessata all'attivita' dello scalo.

"Non c'e' sviluppo del sistema infrastrutturale del Friuli Venezia Giulia se la portualita' triestina non ha una prospettiva certa", ha detto l'assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, ringraziando Boniciolli per il "segnale importante" che ha dato nella sua gestione dello scalo. Grande soddisfazione per l'avvio dei lavori e' stata espressa anche dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il quale ha osservato che finalmente i progetti di sviluppo del porto non si sono arenati nei meandri delle difficolta' politiche. "Il muro del 'no se pol' (non si puo', in dialetto, ndr) triestino comincia a mostrare qualche segno di cedimento", ha chiosato Conticelli, prendendo di mira l'annoso tormentone sull'immobilismo cittadino.
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/FriuliVeneziaGiulia.php?id=3.0.3041164298
Trieste, il Porto Vecchio
postato da: pertrieste alle ore 10:01 | Link | commenti
categoria:porto, notizie, trieste, franco, città, comune, area, portofranco, dipiazza, portuale, pertrieste
domenica, gennaio 04, 2009
Il tema dei miei post 2009: riconoscere il buono e il brutto, il positivo e il negativo, individuare chi "fa" e chi "non fa" PER TRIESTE, chi vive per il "no se pol" e chi invece "pol". Con franchezza e obiettività.

Inizio con un fatto positivo. "...avanti Trieste"!

A fine 2005 avevo presentato una mozione nel Consiglio della IV Circoscrizione, di cui allora ero componente: ecco il testo originale.

Il Consiglio della Quarta Circoscrizione  

preso atto del dibattito in corso, nonché dei numerosi interventi sviluppati dalla cittadinanza sulla stampa locale, in relazione al ripristino nei luoghi originari di due monumenti storici significativi quali la statua dell’Arciduca Massimiliano d’Asburgo e la fontana del Nettuno,
tenuto conto che si registra anche l’attesa di un monumento dedicato all’Arcivescovo Santin, figura luminosa nella storia più recente della Città,

rilevato che da un lato è opportuno il recupero di elementi caratterizzanti l’architettura storica cittadina, conseguendo miglioramenti di immagine anche con valenze turistiche, e dall’altro è necessario trasmettere con segni duraturi la memoria perpetua di chi si è impegnato in vita per il bene della Città, impegna il Sindaco e gli Assessori competenti:

1.    a ricollocare in Piazza Venezia il monumento dedicato all’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, realizzato nel 1875 nella medesima piazza (allora denominata Giuseppina), successivamente rimosso negli anni ’20 e attualmente posizionato dal 1961 all’interno del parco del Castello di Miramare. Si allega l’immagine dell’epoca a comprova delle caratteristiche originali dell’area interessata;

2.    a ricollocare in Piazza della Borsa, trasferendola dalla sistemazione attuale in Piazza Venezia, la fontana del Nettuno, possibilmente nel sito esatto rilevabile dai progetti originali, come risultante dalla fotografia in allegato;

3.    a realizzare e collocare nella zona di Piazza Hortis – nell’ambito del giardino o della parte dedicata al transito pedonale, e pertanto in prossimità della Curia Vescovile di via Cavana – una nuova statua in memoria dell’Arcivescovo Santin.

                                        Trieste, 6 novembre 2005          Aldo Flego – Consigliere 

      Praticamente due anni dopo (e conoscendo i tempi della burocrazia e delle opere è andata bene....) questo è il risultato (la foto è di oggi): superate le perplessità politiche e civiche, Massimiliano è ritornato a casa, nella sua piazza (ex Giuseppina). Riconosco alla giunta Dipiazza il merito di aver accolto la mia mozione, che il Consiglio Circoscrizionale aveva a suo tempo approvato. E soprattutto di averla realizzata, in modo appropriato.

massimiliano - trieste piazza venezia"Quando se vol, se pol", al di là delle polemiche, delle lettere, delle diversità di pensiero politico. Ma poi "polis" ha lo stesso significato per tutti....Non è finita, naturalmente: il prossimo passo è un'altro ritorno, il Nettuno in piazza della Borsa. E poi il grande Vescovo istriano e triestino: riflettete sulla mia proposta, che lascio sviluppare all'attuale Consiglio Circoscrizionale della "Quarta", sempre ben attivo sul territorio di competenza. Personalmente vedrei una statua ...di movimento, magari nella nuova isola pedonale davanti alla Curia, come Svevo poco più su... e altri illustri in altre zone della città. Santin non sul classico piedistallo, ma in mezzo alla gente, Pastore, non distante, quasi ibernato nel classico monumento.

Un ultimo pensiero, e anche qua basta poco per realizzarlo. Bisogna portare in piazza Venezia i turisti che vanno a Miramar, questo è il senso dell'operazione: un accordo tra Comune e Stato per un biglietto unico con cui visitare il Castello di Miramar e il Museo Revoltella, e anche il Sartorio, così vicini a "Massimiliano", potrebbe essere una buona opportunità. Forza, "se pol".

PS: a me i "cubi panchina" piacciono..., sono simili - per struttura - a quelli in piazza Unità davanti alla Prefettura. Chi non li digerisce attualmente, cerchi di guardare bene, col tempo capirà...

Le note storiche:

Nel 1875 viene eretto nel centro della piazza Giuseppina, attualmente Venezia, il monumento all'arciduca Ferdinando Massimiliano, in divisa da contrammiraglio della flotta austriaca, opera dello scultore Giovanni Schilling da Dresda. Dopo la sua rimozione avvenuta negli anni '20, la statua era stata collocata nella parte alta del  parco di Miramare nel 1961. 

Con la fine del governo asburgico vengono rimossi i riferimenti al passato: viene cancellato il ricordo di Giuseppe II il costruttore e suggerito di intitolare la piazza alla Venezia demolitrice, l'ingombrante vicina che più volte nei secoli bombardò le case, interrò le saline e diroccò le mura della nostra città. La statua di Ferdinando Massimiliano viene rimossa e al suo posto viene trasferita la fontana del Nettuno, opera del Mazzoleni, che era posizionata in piazza della Borsa.


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