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Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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domenica, gennaio 04, 2009
Il tema dei miei post 2009: riconoscere il buono e il brutto, il positivo e il negativo, individuare chi "fa" e chi "non fa" PER TRIESTE, chi vive per il "no se pol" e chi invece "pol". Con franchezza e obiettività.

Inizio con un fatto positivo. "...avanti Trieste"!

A fine 2005 avevo presentato una mozione nel Consiglio della IV Circoscrizione, di cui allora ero componente: ecco il testo originale.

Il Consiglio della Quarta Circoscrizione  

preso atto del dibattito in corso, nonché dei numerosi interventi sviluppati dalla cittadinanza sulla stampa locale, in relazione al ripristino nei luoghi originari di due monumenti storici significativi quali la statua dell’Arciduca Massimiliano d’Asburgo e la fontana del Nettuno,
tenuto conto che si registra anche l’attesa di un monumento dedicato all’Arcivescovo Santin, figura luminosa nella storia più recente della Città,

rilevato che da un lato è opportuno il recupero di elementi caratterizzanti l’architettura storica cittadina, conseguendo miglioramenti di immagine anche con valenze turistiche, e dall’altro è necessario trasmettere con segni duraturi la memoria perpetua di chi si è impegnato in vita per il bene della Città, impegna il Sindaco e gli Assessori competenti:

1.    a ricollocare in Piazza Venezia il monumento dedicato all’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, realizzato nel 1875 nella medesima piazza (allora denominata Giuseppina), successivamente rimosso negli anni ’20 e attualmente posizionato dal 1961 all’interno del parco del Castello di Miramare. Si allega l’immagine dell’epoca a comprova delle caratteristiche originali dell’area interessata;

2.    a ricollocare in Piazza della Borsa, trasferendola dalla sistemazione attuale in Piazza Venezia, la fontana del Nettuno, possibilmente nel sito esatto rilevabile dai progetti originali, come risultante dalla fotografia in allegato;

3.    a realizzare e collocare nella zona di Piazza Hortis – nell’ambito del giardino o della parte dedicata al transito pedonale, e pertanto in prossimità della Curia Vescovile di via Cavana – una nuova statua in memoria dell’Arcivescovo Santin.

                                        Trieste, 6 novembre 2005          Aldo Flego – Consigliere 

      Praticamente due anni dopo (e conoscendo i tempi della burocrazia e delle opere è andata bene....) questo è il risultato (la foto è di oggi): superate le perplessità politiche e civiche, Massimiliano è ritornato a casa, nella sua piazza (ex Giuseppina). Riconosco alla giunta Dipiazza il merito di aver accolto la mia mozione, che il Consiglio Circoscrizionale aveva a suo tempo approvato. E soprattutto di averla realizzata, in modo appropriato.

massimiliano - trieste piazza venezia"Quando se vol, se pol", al di là delle polemiche, delle lettere, delle diversità di pensiero politico. Ma poi "polis" ha lo stesso significato per tutti....Non è finita, naturalmente: il prossimo passo è un'altro ritorno, il Nettuno in piazza della Borsa. E poi il grande Vescovo istriano e triestino: riflettete sulla mia proposta, che lascio sviluppare all'attuale Consiglio Circoscrizionale della "Quarta", sempre ben attivo sul territorio di competenza. Personalmente vedrei una statua ...di movimento, magari nella nuova isola pedonale davanti alla Curia, come Svevo poco più su... e altri illustri in altre zone della città. Santin non sul classico piedistallo, ma in mezzo alla gente, Pastore, non distante, quasi ibernato nel classico monumento.

Un ultimo pensiero, e anche qua basta poco per realizzarlo. Bisogna portare in piazza Venezia i turisti che vanno a Miramar, questo è il senso dell'operazione: un accordo tra Comune e Stato per un biglietto unico con cui visitare il Castello di Miramar e il Museo Revoltella, e anche il Sartorio, così vicini a "Massimiliano", potrebbe essere una buona opportunità. Forza, "se pol".

PS: a me i "cubi panchina" piacciono..., sono simili - per struttura - a quelli in piazza Unità davanti alla Prefettura. Chi non li digerisce attualmente, cerchi di guardare bene, col tempo capirà...

Le note storiche:

Nel 1875 viene eretto nel centro della piazza Giuseppina, attualmente Venezia, il monumento all'arciduca Ferdinando Massimiliano, in divisa da contrammiraglio della flotta austriaca, opera dello scultore Giovanni Schilling da Dresda. Dopo la sua rimozione avvenuta negli anni '20, la statua era stata collocata nella parte alta del  parco di Miramare nel 1961. 

Con la fine del governo asburgico vengono rimossi i riferimenti al passato: viene cancellato il ricordo di Giuseppe II il costruttore e suggerito di intitolare la piazza alla Venezia demolitrice, l'ingombrante vicina che più volte nei secoli bombardò le case, interrò le saline e diroccò le mura della nostra città. La statua di Ferdinando Massimiliano viene rimossa e al suo posto viene trasferita la fontana del Nettuno, opera del Mazzoleni, che era posizionata in piazza della Borsa.


martedì, dicembre 19, 2006

IMPRESSIONI DI VIAGGIO IN AUSTRIA

Gli esuli istriani e gli esuli tedeschi: incontro a Vienna

Due popoli, divisi dalla lingua, ma uniti dalla storia

    

La strada per Vienna.

 

        Opicina - L'obelisco                                Maribor                               Gumpoldskirchen

                              

 

L’Austria “comincia” a Razdrto (Prevallo), sotto il Monte Nanos: è qui che il paesaggio si fa quasi alpino, abbandonando la landa carsica che ti accompagna fin qua da Opicina. Ma già all’Obelisco, che è lì dal 1830 a segnare la via più naturale per correre da Trieste a Vienna, avverti che – anche a distanza ormai di secoli – quel mondo che sta alle spalle della Città è il suo naturale retroterra, dal mare fino alla Boemia. Lingue e storie diverse, popoli apparentemente lontani, ma intersecati da cultura, tradizioni, religione e ritmi di vita molto simili. Così è la Mitteleuropa, un mix indelebile di Alto Adriatico, Carso, Istria, Slovenia, Carinzia, Stiria, Burgenland, Bassa Austria, e poi Vienna, Bratislava e Praga. Regioni dove sventolava il vessillo della bicefala aquila imperiale e che la storia riporta sotto bandiere diseguali ma affiancate alla stessa bandiera blu con le stelle gialle, che non vuol dire solo Europa, ma anche e soprattutto giustizia e diritti, uguali per tutti.

Avanti sulla strada per Vienna. Sul nuovo nastro d’asfalto sloveno ci corri bene, e dimentichi la strada della “jugo” che fu, fatta di salti, buche e curve. Tempo e traffico permettendo in cinque ore sei alle porte di Vienna, via Maribor e Graz, con l’occhio che si è beato di colline, prati, pascoli, granoturco e luppolo, ma anche di linde casette e chiese con il campanile a cipolla. E poi, per noi familiari, i vigneti, che incontri nella slovena Stajerska e poi avanti, fino alle falde termali del Bosco Viennese, a Gumpoldskirchen, Baden e Soos, dove a perdita d’occhio ti trovi immerso fra lunghi filari, che l’autunno ha smaltato di verde, di giallo e di rosso.

 

Vienna.

 

   Wienerschnitzel                   "Gnochi de susini"

Grande, famosa, vecchia e nuova, capitale del mondo ma anche provinciale. Non si agita qua la gente frenetica delle metropoli, abbondantemente farcita di turisti a caccia di tutto: no, tutto a Vienna, anche le comitive che scendono dai torpedoni, e parlano le lingue dell’Impero, assume una compostezza insolita. Le larghe vie, i palazzi, il Ring, l’Hofburg incutono rispetto e silenzio, quasi la Città fosse una vecchia signora, sorniona e ingioiellata, che si riposa e ricorda un passato fatto di aquile e corone dorate, di valzer e di Liberty. Ma accanto al vecchio c’è anche il nuovo, le banche e la finanza, i traffici e i grattacieli del centro ONU, dove il mondo unito parla di droga e crimine, di energia atomica e sviluppo industriale.

Chi arriva dalle “vecchie province” non si sente un estraneo a Vienna: se a Opicina la strada (già …Nazionale) è giustamente “per Vienna”, nella capitale austriaca l’arteria principale, che ti porta fin nel suo cuore, è “Triesterstrasse”,  uno degli alberghi più in è “das Triest”, nella Wiedner Hauptstrasse, a due passi dalla Kaertner e dal Duomo di Santo Stefano. Grande la Città, ma alla domenica sera, proprio al “Triest” senti il suono della campana della vicina chiesa, un rintocco che non parla la voce della metropoli, ma quella del paese, sereno e tranquillo, e oseremmo dire “ordinato”, come l’Austria.

Ancora un ricordo viennese, fatto di sensi: il gusto. Cucina che conosci, che non ti dà sorprese. Certo, non puoi vivere di wienerschnitzel e patate fritte, rimpiangi presto la pasta, ma quando ti portano il brodo con gnocchi di gries o per il dessert ti servono fragranti gnocchi di susini, allora ritrovi qualcosa di lontano, quasi dimenticato, che rimembra i giorni della festa con la mamma o la nonna…..

Das ist Wien.

 

Gli esuli.

 La Haus der Heimat (Casa della Patria), in Steingasse 25, accoglie gli esuli istriani con cordiale amicizia: senti che sei esule fra esuli, che parlano una lingua diversa ma hanno vissuto le stesse esperienze. Sulla facciata colpi di “bombe” di vernice rossa, …scappati alle mani dei soliti “contras”, a cui evidentemente poco importa degli esuli…. Nel piccolo cortile una statua simbolica: una madre accoglie un bimbo fra le braccia, e non occorre altro per dire e per capire. In un angolo, vicino a una stele di pietra con i simboli delle comunità (Landsmannschaften), un carretto carico di masserizie, uguale ai carretti che andavano via da Pola, dall’Istria .

Nella sala grande, funzionale e accogliente, i discorsi ufficiali, il caffè e i lebkuchen, lo scambio dei doni e il reciproco aufwiedersehen in Triest, per il Congresso europeo del 2007. Poi la visita alle singole associazioni, federate nel Verband der Volksdeutschen Landsmannschaften Österreichs: i giornali, le vetrine dei ricordi, le bandiere, le fotografie, le attività, non sono diversi – nell’anima…- da ciò che il visitatore può trovare nella triestina Via Pellico 2…

Da dove arrivano gli esuli tedeschi che hanno trovato l’“Heimat” in Austria? Sudeti, da Boemia, Moravia e Slesia (…già abbiamo stretto con loro forti legami ai “Tag” annuali in Germania, ad Augusta e a Norimberga) vittime dei decreti Benes,  Svevi del Danubio, del Banato e della Bucovina (discendenti dalle popolazioni tedesche insediate dagli Asburgo nelle pianure di Pannonia dopo la liberazione dai Turchi, vasti territori fra Serbia e Romania) vittime dell’AVNOJ, come le genti della bassa Stiria (territori di Celje, Cilli, e di Maribor, Marburg), e tedeschi di Transilvania (Siebenbürger Sachsen).

Milioni di persone travolte da una tremenda pulizia etnica, figlia degenere di antagonismi mai voluti dal popolo, ma determinati da pochi miseri strateghi che hanno reciprocamente trovato alimento nello spietato nazionalismo antidemocratico che imperversò in Europa fra la fine della prima grande guerra e la caduta del Muro di Berlino.

Come i Tedeschi in fuga dalle proprie case, così gli Istriani hanno vissuto esodo, sofferenze, e hanno lottato per la ricostruzione della propria identità. Le strette di mano a Vienna hanno un alto valore simbolico, per un futuro di pace e serenità comune, con tutti i popoli nei Paesi d’origine. E un’unica voce, forte, verso i Governi e le istituzioni internazionali, pro iustitia.

 

Aldo Flego

postato da: pertrieste alle ore 19:27 | Link | commenti
categoria:storia, , trieste, austria, esuli
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