Il sistema portuale di Trieste Città Metropolitana
Tavola rotonda mercoledì 2 aprile 2008



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Dopo il periodo strettamente emporiale, tra i primi anni del 1700 e fino al 1850 circa, cui risale, peraltro la patente di ‘Porto Franco’- assegnata nel 1719 da Carlo VI – nel 1740, quando l’Imperatrice Maria Teresa assunse l’amministrazione dello Stato, uno dei primi provvedimenti fu quello di estendere i confini del Porto Franco di Trieste fino alla periferia della città, fondendo in un unicum emporio, porto, città nuova e città vecchia.
Promulgò l’estensione all’intera città delle franchigie doganali che provocò a Trieste un abnorme affluenza di persone di tutte le razze ed ogni ceto (italiani, serbi, sloveni, croati, ebrei, greci): per costoro fu promulgato l’’Editto di tolleranza’ che dava libertà di culto, di negoziare liberamente e di possedere beni reali. Si ravvisò la necessità di ampliamento delle attrezzature portuali e dei collegamenti ferroviari.
Nel 1857 entrò in funzione la linea ferroviaria ‘Meridionale’ (Südbahn) sulla direttrice nord orientale: Trieste, Postumia, Lubiana, Graz, Vienna, con collegamenti per Budapest ed i Paesi balcanici. Fu il carattere ferroviario a prevalere nelle progettazioni delle strutture portuali e, per quanto riguarda lo scalo triestino, fu l’impianto dei ‘Lagerhäuser’ dei porti del Nord a fare da modello. La paternità del progetto è dell’ingegnere francese P. Talabot.
Dal 1868 si delinea la fase del porto commerciale i cui impianti furono realizzati in quattro periodi successivi.
Infatti, a partire dal 1868, per fronteggiare la concorrenza dei porti nordici, che avevano attratto i traffici a causa della carenza dei collegamenti ferroviari dello scalo triestino, e per adeguarsi alle esigenze dei trasporti marittimi extraeuropei, destinati a crescere dopo l’apertura del canale di Suez avvenuta nel 1869 – che accorciò di 7.500 miglia marittime la distanza tra Trieste e Mumbai - si dette inizio alla costruzione dell’attuale Porto Vecchio (all’epoca chiamato Porto Nuovo).
Tra il 1868 ed il 1883, fu costruito il settore settentrionale dello scalo, compresa la diga foranea e le altre opere marittime. Il 22 dicembre 1871 venne istituito il servizio mensile Trieste – Mumbai. Nel 1874 venne siglato il contratto con la Südbahn per la costruzione dello scalo e nel 1879 vennero istituiti i Magazzini Generali. Nello stesso anno 1879 entrò in servizio la linea ferroviaria ‘Pontebbana’, sulla direttrice Trieste, Udine, Pontebba, Villaco, Salisburgo, Monaco.
Nel secondo periodo, dal 1887 al 1893, furono edificati gli hangars, il Molo IV, un parco di smistamento ferroviario ed il Porto petroli a San Sabba.
Nel 1891 il Porto fu dichiarato Zona Franca e venne recintato; in questo modo il Porto Franco, titolo attribuito a tutta la città, veniva ridotto e separato fisicamente da essa, che risultava così esterna alla Zona Franca.
Nel periodo compreso tra il 1901 ed il 1914 iniziarono i lavori di ampliamento delle Rive, la costruzione del Molo Bersaglieri, dello Scalo Legnami e del porto S. Andrea (moli V e VI).
La quarta fase, tra il 1924 ed il 1936, è caratterizzata dalle grandi opere italiane, che completano le costruzioni marittime, gli arredi portuali ai moli V e VI, il Silo, la Stazione Marittima e l’Idroscalo.
Dopo le ricostruzioni delle strutture danneggiate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, si avviò una innovativa riorganizzazione portuale in linea con le esigenze della containerizzazione e dei nuovi sistemi di trasporto.
«Oggi offriamo ai Paesi dell'Unione europea - ha detto Boniciolli - un nuovo sbocco sul Mediterraneo. Credo che a questa riunione guardi con interesse l'Europa dei porti e dei trasporti. Ma soltanto mettendo assieme le forze di Capodistria, Trieste, Venezia, Ravenna e Fiume potremo offrire un'alternativa credibile al congestionamento dei porti del Nord Europa». Secondo gli analisti internazionali, tra il 2010 e il 1015 per la prima volta nella storia i volumi di traffico in Mediterraneo supereranno quelli diretti agli scali settentrionali del continente: è un'occasione da non perdere, ma che deve essere affrontata, come si dice con frase abusata, «facendo massa critica».
NELLA GRANDE AREA METROPOLITANA DI TRIESTE, OLTRE I CONFINI DELLA STORIA.








