
DALLA COSTITUZIONE DEL 1947, DOPO 60 ANNI, UNA NUOVA LEGGE PER IL NUOVO GOVERNO LOCALE
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/codice_autonomie_locali/index.html
Il Consiglio dei Ministri del 19 gennaio scorso ha approvato in via preliminare uno schema di disegno di legge (file in formato .pdf) che dà attuazione agli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione (modificati dalla riforma del 2001) conferendo al Governo delega a individuare e ripartire le funzioni amministrative che spettano a Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, adeguare l'ordinamento degli enti locali, disciplinare l'ordinamento di Roma capitale. Il provvedimento, che disciplina altresì il procedimento di istituzione delle città metropolitane, contiene due ulteriori deleghe a effettuare la revisione delle circoscrizioni delle Province, finalizzata a razionalizzarne gli assetti territoriali a seguito della definizione e attribuzione delle funzioni fondamentali amministrative degli enti locali, nonché ad adottare la "Carta delle autonomie locali", strumento di coordinamento sistematico (formale e sostanziale) delle disposizioni statali che risulteranno dall'attuazione delle deleghe. Il disegno di legge delega è una vera e propria Carta fondativa dei rapporti tra diversi livelli di Governo, coniugando l'attuazione del Titolo V della Costituzione con il nuovo Codice delle Autonomie. In questo senso contiene: la ridefinizione delle funzioni fondamentali degli enti locali per semplificare, ridurre i costi e consentire il controllo da parte dei cittadini e la riduzione o la razionalizzazione dei livelli di governo.
La risposta reale per il futuro di Trieste: la Città Metropolitana (Comunicato stampa emesso dall'associazione Trieste Città Metropolitana).
La recente presa di posizione del ministro Giuliano Amato e il varo del disegno di legge n. 212 ripropongono il tema delle città metropolitane, argomento che tocca da vicino la realtà di Trieste.
A prescindere dalle valutazioni di natura giuridica che soggiacciono alla materia, di esclusivo interesse degli amministratori e dei tecnici del settore, non può e deve sfuggire all’opinione pubblica triestina il fatto più importante: mentre qui a Trieste non se ne parla proprio – l’argomento resta inspiegabilmente un tabù – nel resto del Paese non solo il dibattito è molto acceso, ma esiste oramai un’ampia convergenza da parte di tutte le forze politiche sulla necessità di ridisegnare la geometria dei poteri locali, per consentire sia l’obiettivo di semplificare le strutture, sia di garantire maggiore efficienza all’operato della pubblica amministrazione, principi da decenni invocati ma mai sinora attuati.
E’ significativo che in quest’ottica i passaggi chiave individuati nel nuovo progetto di legge siano 1) ridare centralità al ruolo dei Comuni; 2) eliminare o comunque ridurre le Province 3) istituire le Città Metropolitane.
A questo proposito – che è quello che più mi interessa - nel progetto si fa esplicito riferimento a nove ipotesi di città metropolitane costituende, site nelle regioni ordinarie; sono infatti ovviamente tralasciate le aree comprese nelle regioni a statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia che, dopo la riforma costituzionale del 2001, hanno potestà legislativa in tema. La nostra Regione l’ha già esercitata, con la L.R. 1/2006 (*), prevedendo la possibilità di istituire città metropolitane con riferimento ad aree con almeno duecentomila abitanti.
Dunque la via è aperta, bisogna tirare fuori la volontà di percorrerla perché è questo il momento!
Analogamente a quanto previsto nel nuovo disegno di legge, anche la legge regionale prevede un referendum istitutivo da parte dei Comuni che intendono aderire.
Per obbligare le forze politiche – tradizionalmente restie a modifiche che mettono a rischio gli equilibri raggiunti – ad attivarsi in tal senso è necessaria una forte mobilitazione delle coscienze e della volontà popolare.
I dubbi non possono e non debbono paralizzarci. Come evidenziato nel progetto di legge, ai Comuni minori può essere data adeguata tutela attraverso una rappresentanza “ponderata”, e ciò con buona pace di chi – non senza qualche ragione - teme l’assorbimento e la prevaricazione.
Peraltro la legge regionale, che, recependo l’esito dei referendum, dovrà istituire la Città Metropolitana di Trieste, potrà adottare in ogni caso anche forme particolari per dare voce e tutela a tutte le esigenze che il territorio propone.
Per cui il motto all’ordine del giorno dovrà diventare non se fare la Città Metropolitana di Trieste , ma come farla. Ma senza troppi ritardi. I processi evolutivi sono ineludibili.
La recente vicenda dei comuni friulani che si sono dovuti fondere tra di loro per far fronte alle esigenze di bilancio, è sintomatica delle prospettive della finanza locale: in assenza di una logica di aggregazione, le risorse degli enti locali non saranno sufficienti - in un futuro drammaticamente prossimo - nemmeno a garantire lo stipendio dei dipendenti, figuriamoci a dare risposte al territorio adeguate ai tempi.
Sono sempre di più le persone come me che sono convinte della necessità improrogabile dell’istituzione della Città Metropolitana di Trieste. E’ ad esse perciò che mi rivolgo affinché diano voce alla loro convinzione.
Solo così si potranno fronteggiare le sfide del futuro. Solo così si può rafforzare la candidatura di Trieste quale capitale dell’Euroregione. Solo così si può creare un humus adatto alla realizzazione di nuove attività economiche. Solo così si può assicurare alla nostra Città un futuro che non sia una lenta agonia verso un inesorabile accantonamento, oblio e declino.
Mauro Dellago - Presidente dell’Associazione Trieste Città Metropolitana
(*)La legge regionale 9 gennaio 2006, n. 1,recante “Principi e norme fondamentali del sistema Regione – autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia”, disciplina i tratti fondamentali del sistema Regione - Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia, segnando un punto di svolta a distanza di oltre dieci anni dal conferimento alla Regione Friuli Venezia Giulia della potestà legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali. Inizia così una nuova fase “costituente” dell'ordinamento regionale e locale, che vedrà la realizzazione di ulteriori significative tappe.








