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Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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giovedì, febbraio 16, 2006

Trieste, una città "di mare" o "sul mare"?

La domanda, posta con intelligente provocazione da Predrag Matvejevic, provoca immediate riflessioni, costruttive, per il futuro della città. Quale risposta dare a Matvejevic?

Trieste è, o meglio dev'essere (...nel senso che deve recuperare con forza la sua funzione primaria) città di mare, capoluogo, centro di riferimento, di un'area ben più vasta, che include la Regione, le zone più vicine di Austria e Slovenia, l'Istria. Un'area che, grazie a Trieste, può considerarsi sul mare. Trieste dunque al servizio di un territorio ben più vasto rispetto ai tradizionali limiti provinciali, che rappresenta insieme - proprio per Trieste - storia e cultura, passato e tradizioni, futuro, stimoli, opportunità, sviluppo.

Cosa fare, con priorità? Alcune indicazioni operative, per il "governo" della città.

- Valorizzare la vocazione di Trieste, sviluppando le due facce del Porto, quella rivolta verso il mare, con i traffici e i collegamenti internazionali, e quella verso la città, offrendo spazi aperti e fruibili;
- collaborare con le diverse istituzioni e con l’Autorità Portuale per rilanciare il Porto nel suo complesso, dando nuovo slancio alla sua funzione commerciale internazionale;
- rafforzare il rapporto con le altre istituzioni – Stato, Regione, Ferrovie - realizzare le infrastrutture necessarie che permettano il miglior collegamento tra il porto e i suoi mercati di riferimento;
- favorire la costruzione di un sistema portuale integrato dell’alto Adriatico, che sappia proporre in maniera coordinata e sinergica un’offerta logistica, di infrastrutture e di servizi di qualità per competere nel mercato globale;
- aprire il Porto Vecchio alla città con progetti trasparenti, concreti e realizzabili;
- promuovere e sostenere attività di diversa natura legate al mare, anche in collaborazione con le società della nautica da diporto;
- rafforzare l’offerta turistica della costa, in particolare con al realizzazione del Parco del Mare;
- promuovere il distretto della cantieristica, valorizzando, anche per l’indotto, la presenza di una grande tradizione di livello internazionale e della maggiore azienda europea nel settore delle navi da crociera e dei traghetti veloci;
- incentivare la formazione nautica per avvicinare i giovani alle professionalità legate alle attività marittime, in particolare valorizzando le istituzioni di eccellenza come l’Istituto Nautico;

- promuovere, infine,  una nuova più forte cultura d'area, che si ispiri ai valori del "mare", libertà e traffico, che tragga fondamento dalle radici della gente di Trieste, "melting pot" unico e pieno di valenze, testimone di una disponibilità ricostruita.

postato da: pertrieste alle ore 11:31 | Link | commenti
categoria:metropolitana, trieste, città, regione, provincia, euroregione
martedì, febbraio 14, 2006
Dopo il "Giorno del Ricordo"
Dichiarazione alla stampa
 
Il "Giorno del Ricordo dell'Esodo Istriano" si lascia alle spalle riflessione e partecipazione, ma anche prese di posizione, in sede locale e nazionale, che non possono essere dimenticate. Su di esse merita costruire critica e dibattito costruttivo, anche a vantaggio delle giovani generazioni.
Chi ricorda al Presidente Ciampi che andrebbe spiegato chiaramente che oltre alle foibe e all'esodo ci sono altre cose che l'Italia non dovrebbe dimenticare, il fascismo, anche aggiungendo giudizi tremendamente impietosi per la morte della giovane istriana alla cui memoria lo stesso Presidente ha voluto assegnare un ricordo perpetuo, dovrebbe venir invitato a una seria riflessione: chi non sa capire il dolore di una madre davanti a un figlio morto non potrà mai comprendere il vero senso della storia.
E' ben difficile, seppur auspicabile, raggiungere la "condivisione di una visione differenziata", come afferma Predrag Matvejevic. Ma almeno cerchiamo, tutti, di praticare da subito la "memoria rispettosa", che ci deve portare con gli stessi sentimenti, e senza dimenticare gli autori di quelle efferatezze, alla Risiera e a Basovizza, sulla Foiba, e su tutte le foibe dell'Istria e sulle fosse comuni in Slovenia, nel campo di Gonars e a Goli Otok, ad Arbe e a Borovnica. Tappe del dolore di tante madri.
Questo pensiero è sicuramente ben diffuso fra i cittadini, e aiuta ad andare avanti, a superare senza mai dimenticare, ma anche a vigilare affinchè gli "...ismi" siano consegnati alla storia e alle loro responsabilità.
Per capire di più.......

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DEL "GIORNO DEL RICORDO".

Palazzo del Quirinale, 8 febbraio 2006

Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Signor Vice Presidente del Senato della Repubblica,
Signor Vice Presidente del Consiglio dei Ministri,
Signori Ministri,
Onorevoli Parlamentari,
Autorità,
Signore e Signori,

sono oggi qui con voi, per onorare le finalità della Legge che, con decisione pressoché unanime del Parlamento, ha istituito il "Giorno del Ricordo". Le cito:
"conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
E' giusto che agli anni del silenzio faccia seguito la solenne affermazione del ricordo.
La celebrazione di quest'anno si arricchisce di un momento di grande significato: la prima consegna a congiunti delle vittime di una medaglia dedicata a quanti perirono in modo atroce, nelle foibe, al termine della seconda guerra mondiale.
Il riconoscimento del supplizio patito è un atto di giustizia nei confronti di ognuna di quelle vittime, restituisce le loro esistenze alla realtà presente perché le custodisca nella pienezza del loro valore, come individui e come cittadini italiani.

L'evocazione delle loro sofferenze, e del dolore di quanti si videro costretti ad allontanarsi per sempre dalle loro case in Istria, nel Quarnaro e nella Dalmazia, ci unisce oggi nel rispetto e nella meditazione.

Questo nostro incontro non ha valore puramente simbolico; testimonia la presa di coscienza dell' intera comunità nazionale.

L'Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro.

La responsabilità che avvertiamo nei confronti delle giovani generazioni ci impone di tramandare loro la consapevolezza di avvenimenti che costituiscono parte integrante della storia della nostra patria.

La memoria ci aiuta a guardare al passato con interezza di sentimenti, a riconoscerci nella nostra identità, a radicarci nei suoi valori fondanti per costruire un futuro nuovo e migliore.
L'odio e la pulizia etnica sono stati l'abominevole corollario dell'Europa tragica del Novecento, squassata da una lotta senza quartiere fra nazionalismi esasperati.
La Seconda guerra mondiale, scatenata da regimi dittatoriali portatori di perverse ideologie razziste, ha distrutto la vita di milioni di persone nel nostro continente, ha dilaniato intere nazioni, ha rischiato di inghiottire la stessa civiltà europea.

Questa civiltà - alla quale noi italiani abbiamo dato, nel corso dei secoli, uno straordinario contributo intellettuale e spirituale - è fatta di umanità, rispetto per "l'altro", fede nella ragione e nel diritto, solidarietà. Le prevaricazioni dei totalitarismi non sono riuscite a distruggere questi principi: essi sono risorti, più forti che mai, sulle devastazioni della guerra; hanno cementato la volontà degli europei di perseguire, uniti, obiettivi di pace e di progresso.

L'Italia, riconciliata nel nome della democrazia, ricostruita dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale anche con il contributo di intelligenza e di lavoro degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha compiuto una scelta fondamentale. Ha identificato il proprio destino con quello di un'Europa che si è lasciata alle spalle odi e rancori, che ha deciso di costruire il proprio futuro sulla collaborazione fra i suoi popoli basata sulla fiducia, sulla libertà, sulla comprensione.

In questa Europa di fratellanza e di pace, le minoranze non sono più vittime di divisioni e di esclusione, ma sono fonte e simbolo di rispetto e di arricchimento reciproco, di dialogo e di costruttiva collaborazione. Animata da questo spirito, l'Italia ha rafforzato il proprio impegno per favorire il processo di rinascita e di riaffermazione dei diritti delle minoranze italiane in Slovenia e Croazia, in base ai principi cui debbono attenersi tutti i Paesi membri dell'Unione Europea.

Il nostro europeismo non nega, anzi rafforza l'amore per la patria, radicato negli ideali del Risorgimento. Essi ci hanno trasmesso, insieme alla ritrovata coscienza dell'unità nazionale, il sentimento profondo di fraternità fra tutte le nazioni, libere e indipendenti.

A oltre cinquant'anni di distanza dall'inizio del progetto politico europeo, la consapevolezza delle ragioni che lo determinarono, la memoria dei rischi fatali corsi dai popoli europei sono necessarie per mantenere vigile la difesa delle fondamenta del vivere civile, del rispetto per la dignità della persona umana.

Nel ricordare il cammino percorso da allora, possiamo rivendicare con orgoglio, dopo gli immani travagli del secolo scorso, gli straordinari avanzamenti compiuti.

Il ricordo di quei travagli e dell'indicibile fardello di dolore che essi hanno addossato ai popoli europei rafforza la coscienza dei valori di civiltà in cui si sostanzia l'identità europea. Il presente e il futuro dell'Europa si fondano sul sentimento di comune appartenenza di tutti gli europei e sul consolidamento di un unico spazio in cui i principi e le libertà dell'Unione Europea siano da tutti pienamente condivisi. La volontà di popoli un tempo fieramente avversi di vivere insieme, nell'Unione Europea, assicura un futuro di comune progresso, nella democrazia e nella libertà.

Il segretario provinciale di Trieste di Rifondazione comunista Igor Canciani: «Al presidente Ciampi andrebbe spiegato chiaramente che oltre alle foibe e all'esodo ci sono altre cose che l'Italia non dovrebbe dimenticare. Anzi, forse sarebbe proprio il caso di ricordarlo: il fascismo».
Canciani attacca il Presidente della Repubblica per le onorificenze concesse alle vittime delle violenze jugoslave: «Il Presidente ha affermato che "L'odio e la pulizia etnica furono abominevole corollario del 900". Non è stata, forse, proprio l'Italia uno dei paesi che dal 1920 al 1943 si è distinta per guerre di aggressione e di occupazione? - si legge in una nota - Il fatto di fingere ancora che il 10 febbraio 1947, che ha significato per l'Europa il ritorno della pace, sia per gli italiani la giornata che ricorda altro, è la riprova che si vuole uscire dal solco di "quell'Europa di fratellanza e di pace nella quale le minoranza non sono più vittime di divisioni e di esclusione"».
Riguardo all'onorificenza concessa alla memoria di Norma Cossetto, Canciani è ancora più duro: «Uno Stato deve coltivare il rispetto della verità. Norma Cossetto merita indubbiamente di essere ricordata per la sua orrenda morte, ma non si può distorcere la verità e tacere che era anche un alto gerarca fascista, esponente della Gioventù universitaria fascista, figlia di un ricco possidente, a sua volta segretario del Fascio a Santa Domenica di Visinada. La Cossetto fu vittima di atrocità perpetrate da un manipolo di cosiddetti "cani sciolti", che furono catturati dai fascisti e giustiziati assieme ad altre 14 persone da fascisti repubblichini. Quello che dai documenti e dalle testimonianze storiche risulta evidente è che Norma Cossetto morì da fascista, inneggiando al Fascio».

Il dolore di una madre, in Iraq, oggi, è uguale al dolore di tutte le madri, di ogni tempo.

Diciamo tutti: basta.

 

 

postato da: pertrieste alle ore 16:57 | Link | commenti
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