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Utente: pertrieste
Nome: Aldo Flego
Dal 1997 al 2006 consigliere della Quarta Circoscrizione del Comune di Trieste: una lunga esperienza al servizio della Città, per progettare e costruire insieme, con forza e passione, il futuro di Trieste.Al centro della nuova Europa. ORA OLTRE I LIMITI DELLA POLITICA, CON INDIPENDENZA E CENTRALITA', "per Trieste". Potete scrivermi anche alla casella e-mail flegopertrieste@yahoo.it
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venerdì, dicembre 23, 2005

 

18 gennaio 2006 - A Strasburgo, con gli esuli istriani

 

 

E' importante per Trieste l'allargamento dei confini dell'Unione Europea: anche la Croazia dovrà farne parte, non ci sono dubbi, sta nella logica della storia. Ma ....è anche necessario chiudere con dignità una partita aperta da sessant'anni: gli esuli non devono aspettare ancora. Dobbiamo ricordare che bisogna definire la questione dei risarcimenti, seri e definitivi, vanno restituiti beni (...e la posizione del deputato al Sabor di Zagabria Damir Kajin è innovativa e degna di profonda attenzione:"Anche se la Croazia versasse all'Italia gli ormai famosi 35 milioni di dollari di risarcimento per i beni abbandonati degli esuli, non avrebbe comunque risolto tutte le pendenze nei riguardi di coloro che abbandonarono le terre cedute alla ex Jugoslavia".), va promosso ogni allineamento della normativa statale croata alle regole europee (...il mercato immobiliare, ad esempio...).

Un breve passaggio nel diritto internazionale e nella storia può far capire il problema a chi non lo domina: il Trattato di Parigi del 1947 stabiliva il pieno rispetto dei diritti, dei beni e degli interessi dei cittadini italiani residenti in quei territori alla data della sua entrata in vigore. Purtroppo la logica della real politik, guidata dagli interessi atlantici e premiante nei confronti del Maresciallo Tito, promosse successivamente una serie di accordi che violano diritti soggettivi perfetti, norme del diritto internazionale, la Costituzione Italiana e altre norme nazionali. E' dunque necessario sottoporre tali accordi (da quello di Belgrado del 1949 a quello di Osimo del 1975, per giungere infine a quello significativo e poco noto di Roma del 1983) ad un arbitrato internazionale: solo così i Governi di Italia e Slovenia, entrambe nella UE, e di Croazia, potranno liberarsi da un pesante retaggio di ingiustizia nei confronti degli esuli, e promuovere conseguentemente la definitiva soluzione.

Sono finiti i tempi degli inutili e sterili nazionalismi, i confini sono ben certi e nessuno li mette in dubbio (...a parte le controversie confinarie fra Slovenia e Croazia, nelle quali le diplomazie di Lubiana e Zagabria impegnano ogni possibile sforzo....). La storia ha ormai ben pochi misteri: conosciamo bene il nazionalismo slavo e quello italiano, i crimini del regime fascista e nazista e le perverse pulizie etniche del comunismo titino, e su tutti questi capitoli abbiamo applicato ogni possibile riflessione e approfondimento. E questa storia ci ha insegnato a essere presenti, con doloroso e rispettoso silenzio, in tutti i luoghi "simbolo", dalla Risiera a Basovizza, da Gonars ad Arbe, da Goli Otok a tutte le  fosse comuni che sono apparse recentemente in Slovenia, ..."prikrite in ocem zakrite"..., per troppo tempo celate e nascoste agli occhi. Cerchiamo dunque, con forza, stabilità, comprensione e collaborazione fra le nostre genti, nuovi obiettivi comuni, e da Trieste vediamo con interesse ogni possibile azione per creare la comune Euroregione.

Ma...con analoga forza dobbiamo essere a fianco degli esuli, e vogliamo correggere chi, riferendosi a loro, parla di "popolo sparso, che lentamente sta scomparendo per ragioni anagrafiche e di mancanza di continuità di un processo civile e culturale difficile da tramandare lontano dai territori di provenienza, senza il concorso di un progetto globale, ben definito e mirato". Il nostro impegno è indirizzato ad elaborare ogni progetto, e a realizzare le conseguenti attività, affinchè il ricordo dell'esodo istriano non sia cristallizzato solo nella cultura della memoria, ma significhi anche interventi efficaci per definire in modo dignitoso - e condiviso dalla comunità internazionale - i problemi tutt'ora aperti. Il prossimo 10 febbraio sarà l'occasione per dare impulso ulteriore, oltre alle parole, all'impegno concreto a favore di questa Comunità.

   

Saremo a Strasburgo, insieme agli esuli istriani, fiumani e dalmati. Dobbiamo essere al fianco di tutte le comunità che rivendicano tutela dei diritti e conservazione della propria identità.

postato da: pertrieste alle ore 21:50 | Link | commenti
categoria:trieste, esuli, euroregione, istria
mercoledì, dicembre 07, 2005

 Obiettivo "Città Metropolitana di Trieste"

A Trieste è iniziato il dibattito sulla "Città Metropolitana": alle notizie già pubblicate, da cercare un questo archivio, http://pertrieste.splinder.com/home?from=1, aggiungiamo alcuni commenti da altre zone del territorio nazionale. Un utile riferimento sia per chi ha già accolto l'idea, e si prepara a supportarla con convinzione, sia per chi si è dichiarato a priori contrario. E' giusto approfondire, e valutare con effettiva conoscenza. In evidenza due posizioni, politicamente distanti, DS a Milano e Forza Italia a Padova, ma concordi sulla "città metropolitana".

Filippo Penati - Presidente della Provincia di Milano

1. Il dibattito nazionale

Con l’iniziativa di oggi vogliamo dare voce a un bisogno di conoscenza dell’iter di approvazione del decreto per l’istituzione delle città metropolitane e, al tempo stesso, di approfondimento critico del lavoro finora compiuto dal Governo su tale materia. Lavoro che è a un passo dall’essere completato e che solleva non poche perplessità.

Credo che parlarne oggi a Milano, in una realtà nella quale la Provincia ha un ruolo di primo piano nella vita politica, economica, civile e sociale, sia di grande utilità per chi sta lavorando materialmente al provvedimento legislativo e consenta a tutti i protagonisti, piccoli e grandi Comuni, Province, Regioni e Parlamento, di confrontarsi in una sede alta e paradigmatica su un punto della riforma della Costituzione che tutti, a destra e a sinistra, considerano essenziale.

Per essere più chiari. E’ proprio qui, dove la Provincia funziona ed è riconosciuta da tutti gli interlocutori come istituzione capace non solo di apportare contributi significativi nelle materie di sua competenza, dal lavoro allo sviluppo economico, dall’ambiente alla viabilità, dal turismo alla formazione professionale e così via, ma di dare anche risposte alle domande che i cittadini pongono su aspetti della loro quotidiana esistenza, quali la salute, la casa, gli immigrati, la civile convivenza in una grande metropoli, ebbene è proprio qui che la costruzione della città metropolitana deve dimostrare di voler tenere in debito conto le funzioni di area vasta oggi svolte appunto dalla Provincia sulle tematiche civili e sociali di ampio respiro, quelle che tengono unito un territorio e lo definiscono come una comunità culturale omogenea, pur nell’articolazione delle identità di ciascun Comune.

E’ questa, innanzitutto, una sfida democratica di enorme portata, che deve coinvolgere in maniera capillare cittadini e enti locali, i quali devono vedere nella nuova istituzione, la città metropolitana, una realtà in cui si esplicita al massimo livello quella volontà generale che scaturisce dal seno della cittadinanza. E’ quindi necessario evitare l’errore, dal quale ci hanno recentemente messo in guardia i referendum francese e olandese sulla Costituzione europea, di procedere a una costruzione puramente tecnica della nuova città metropolitana, di procedere a un’operazione di mera ingegneria istituzionale.

Una città, diceva Aristotele riferendosi alla polis greca, è tale se ha una "forma". Noi diremmo che è tale se ha un’anima, un’identità che induce ogni cittadino ad affermare: io sono parte di quell’intero. Solo a queste condizioni sarà possibile conferire poteri veri al nuovo ente e, contemporaneamente, sentirsi cittadini di uno dei suoi tanti Comuni e responsabili della propria dimensione civile e sociale. Ed è questo che manca nel testo del provvedimento governativo sul quale è rivolta ora la nostra attenzione: manca l’idea che la città metropolitana deve produrre più democrazia, nel senso alto di un "demos" che vuole esercitare la sua forza a vantaggio dei cittadini per fare della città metropolitana "la città dell’uomo".

Del resto, è lo stesso nuovo assetto dei rapporti tra lo Stato e le autonomie territoriali, uscito dalla riforma 2001 del Titolo V della Costituzione, a prevedere che l’elaborazione delle decisioni politiche parta tendenzialmente dal basso. Per il suo funzionamento è insomma fondamentale che si recuperi e si rilanci il senso di una partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica. Ma non solo. In quest’ottica non appare più dilazionabile un ripensamento del governo del territorio e degli strumenti per esplicitarlo appieno. Il nuovo testo costituzionale non lascia in proposito discrezionalità al legislatore, ma gli impone di ridisegnare il governo territoriale delle grandi città.

E questo impegno è innanzitutto un fatto di qualità della democrazia, prima ancora che di mera efficienza amministrativa. E’ necessario che la cittadinanza si senta coinvolta nella costruzione di un’entità di governo, alla quale spetterà il compito di erogare i servizi fondamentali per lo sviluppo della vita individuale e collettiva. Essa dovrà costituire un’arena in cui tutti possano far sentire la loro voce e dare il proprio contributo di idee e di azioni per la risoluzione dei problemi. Il nuovo assetto del governo territoriale dovrà dunque saper coniugare grandi visioni progettuali e vicinanza al cittadino.

2. Milano

Dicevo all’inizio dell’importanza di tenere questo convegno a Milano. Aggiungo che questa iniziativa è di fondamentale importanza per Milano. Per i problemi che deve oggi affrontare oggi la nostra metropoli, nella quale è in corso un cambiamento epocale da capitale dell’industria italiana, come è stata per tutto il XX secolo, a capitale del terziario, dei servizi, dell’industria creativa, della finanza. Un cambiamento che avviene nel quadro di una competizione internazionale a tutto campo, generata dalla globalizzazione dei mercati. Un cambiamento che comporta una forte guida politica, rispettosa delle regole dell’economia di mercato, ma altresì capace di supportare un sistema economico che richiede il sostegno di efficaci politiche pubbliche.

Siamo di fronte, insomma, a una città che è cambiata e sta cambiando profondamente nella sua vocazione, ma pure nella sua struttura e nelle sue dimensioni. Una città che è di fatto una regione urbana popolata da quasi 5 milioni di abitanti e da un numero impressionante di imprese e di lavoratori: cuore pulsante di un’area metropolitana interregionale che si estende a ovest fino a Torino e a sud fino a Genova.

Ebbene, questa nuova Milano va prima di tutto identificata, riconosciuta. Ecco perché è di vitale importanza la costruzione della città metropolitana. Non uno dei suoi gravi problemi, dal traffico all’inquinamento, dal lavoro all’insediamento di nuove aziende, dalla domanda di cultura al disagio sociale, è infatti risolvibile senza innescare un profondo mutamento istituzionale. La nostra esperienza di governo ci insegna che nessuno di questi problemi può avere una soluzione senza un approccio di area vasta, pena la paralisi generata tra le attuali pubbliche istituzioni, che spesso è il vero ostacolo da superare.

Per molti esperti ed esponenti politici, la difficoltà di venire a capo di un profondo disegno riformatore ha significato derubricare il tema del governo della grande Milano, preferendo concentrarsi su quello della "governance". E certo, in questi anni, i fallimenti non sono mancati, non ultimo quella della cosiddetta "devolution" la quale, nel nobile intento di avvicinare i cittadini alle istituzioni, rischia di generare un neocentralismo regionale pernicioso per una città, come Milano, che è una città-regione.

Abbiamo certamente bisogno di "governance", in grado di unire e di coordinare un insieme vasto e variegato di istituzioni e attori sociali a vantaggio di uno sviluppo economico capace di coniugare competitività e coesione sociale. Ma abbiamo altresì bisogno di "government", di un forte governo locale che solo la città metropolitana può garantire e senza il quale la "governance" rischia di rimanere un’aspirazione disattesa, come conferma l’esperienza di questi anni.

3. La città metropolitana

Per questo dobbiamo avere il coraggio di lanciare da qui, da Milano, una grande sfida riformatrice. E’ fondamentale farlo ora perché i milanesi si avvieranno, nei prossimi mesi, a discutere del nuovo sindaco e del nuovo governo comunale. Un’occasione di vitale importanza per ridare a Milano il

ruolo di capitale economica italiana, per restituire competitività alla sua economia, per assicurare lavoro stabile ai suoi cittadini, per impedire lo scivolamento allo stato di indigenti di un ampio numero di cittadini. Non porre al centro del confronto elettorale il tema della costruzione della città metropolitana rischia di ridimensionare fortemente l’utilità della scadenza elettorale stessa.

In che cosa consiste, allora, la sfida che noi qui, oggi, vogliamo lanciare? Ritengo che la città metropolitana non possa nascere come trasformazione di un Comune solo, anche se grande e importante come Milano: una soluzione, questa, che sembra incontrare il favore di coloro che, a livello governativo, stanno aggiornando il Testo unico sugli enti locali. Bisogna evitare assolutamente di costruire qualcosa che possa essere percepito come artificioso e calato dall’alto, ma questo qualcosa deve nascere con la partecipazione e il consenso di tutti i "cittadini milanesi" della città metropolitana, ossia di tutti quelli che vivono sull’intero territorio milanese, con pari dignità tra tutti i Comuni interessati.

Solo così la proposta di città metropolitana si può inserire in una prospettiva di progresso democratico e non in un’ottica ristretta di condominio. Solo così si potrà arrivare ad avere un sindaco e un consiglio di tutti i milanesi, un sindaco e un consiglio della città metropolitana. Solo così il nuovo ente potrà essere governato secondo le scelte dell’elettorato e non in base a compromessi tra il Comune capoluogo, la Provincia e gli altri Comuni.

Ed è solo in tale prospettiva di allargamento della democrazia che la Provincia è disposta di buon grado a scomparire, consapevole del fatto di essere sostituita da un’istituzione altrettanto democratica e radicata, ma con compiti e funzioni più idonei a raccogliere e soddisfare le istanze del territorio.

Per questa ragione, in qualità di presidente in carica della Provincia, chiedo al Parlamento di porre da subito le condizioni normative che consentano il rapido esaurimento del ruolo di governo della Provincia di Milano e di prevedere, dopo le elezioni comunali del 2006, per il 2009 - anno di scadenza naturale del mio mandato di presidente - una nuova tornata elettorale per eleggere il sindaco e il consiglio della città metropolitana.

Il sacrificio che la Provincia chiede a se stessa non deve certo essere richiesto ai Comuni che partecipano alla città metropolitana. Al contrario, l’obiettivo è sfruttare al massimo la ricchezza rappresentata dalla grande tradizione del municipalismo italiano, garanzia di pluralismo, ed evitare che la debolezza dei Comuni conduca, come ho sottolineato in precedenza, a un controproducente neocentralismo regionale.

No, dunque, a un assorbimento delle funzioni comunali e no a un’annessione degli altri Comuni da parte di Milano. Immagino la città metropolitana come un’entità di indirizzo e di coordinamento del governo locale del territorio: come accade, del resto, in tutte le metropoli europee con le quali Milano è chiamata a confrontarsi.

Mi rendo conto - e concludo - che la nostra è una proposta forte, ma nei momenti difficili come quello che stiamo attraversando sono necessarie iniziative risolute, in grado di rispondere con grande determinazione ai bisogni dei cittadini. Ed è una proposta che formulo non perché considero infruttuosa la mia esperienza di governo, ma perché ritengo non più eludibile far corrispondere alla Milano reale, che ho descritto prima, un’istituzione nuova, la sola che possa ridare a tutti i milanesi la speranza in un futuro di prosperità.

Mozione del 17 marzo 2005 - CONSIGLIO PROVINCIALE DI MILANO

Preso atto

Delle dichiarazioni rese al "Corriere della Sera" dal Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati in merito alla Città Metropolitana;
Della riforma del titolo V della Costituzione, che ha elevato la Città metropolitana al rango di Ente costituzionalmente previsto
Dei Disegni di Legge 1567 e 1410 presentati al Senato, quali proposte di leggi istitutive la Città metropolitana
Della riforma in fieri del Testo Unico Enti Locali

Il consiglio Provinciale di Milano

Fa voti al Parlamento e al Governo affinché al più presto voglia delineare il quadro legislativo utile ad attuare un disegno di Riforma avviato ormai 15 anni fa grazie alla legge 142/90

In particolare,
il consiglio Provinciale di Milano

ritiene strategica l’istituzione della Città Metropolitana di Milano al fine del governo dell’area del milanese, sull’esempio delle grandi metropoli occidentali, da Londra a New York.
Detto ente non potrà configurarsi come mera sostituzione dell’attuale Provincia Metropolitana, ma dovrà essere altresì il frutto di un processo devolutivo di poteri dalla Regione e dai singoli comuni.
Alla Città metropolitana dovranno dunque essere attribuite, oltre le funzioni di competenza provinciale e ad eventuali deleghe statali o regionali anche quelle normalmente affidate ai comuni, qualora abbiano un precipuo carattere sovracomunale, nell’ambito di:
a)   pianificazione territoriale dell’intero territorio metropolitano, nonché verifica di conformità degli strumenti urbanistici generali dei comuni al piano territoriale metropolitano;
b) realizzazione e gestione dei servizi di trasporto metropolitano anche attraverso l’integrazione dei servizi urbani ed extraurbani;
c) realizzazione e gestione delle grandi infrastrutture che interessano l’intera città metropolitana o riguardanti un territorio che superi l’ambito dei singoli comuni;
d) difesa del suolo, tutela idrogeologica, tutela e valorizzazione delle risorse idriche, smaltimento dei rifiuti;
e)   raccolta e distribuzione delle acque;
f)    sviluppo e gestione delle fonti energetiche;
g)   tutela e valorizzazione dei beni culturali e dell’ambiente;
h)   servizi per lo sviluppo economico, pianificazione commerciale della grande distribuzione e delle grandi strutture di vendita e rilascio delle relative autorizzazioni;
i)    servizi di area vasta nei settori della sanità, della scuola e della formazione professionale.
Risulta altresì essenziale evitare che la Città Metropolitana si riduca alla fagocitazione da parte del Comune capoluogo dei comuni limitrofi. Per questo, oltre a prevederne adeguati confini vasti, risulta imprescindibile lo scorporo, dal comune capoluogo, di comuni che tengano tenere conto dei quartieri tradizionali, anche aggregandoli per ambiti omogenei, nonché delle circoscrizioni di decentramento ove corrispondano al suddetto criterio
Quali organi di governo, il Consiglio Provinciale di Milano auspica la creazione di un sindaco, una giunta e un consiglio metropolitano, quest’ultimo eletto con un sistema che valorizzi la rappresentanza territoriale, affiancati dall’assemblea dei sindaci dei Comuni compresi nella Città Metropolitana.

 ANIMAZIONEVittoriano Mazzon - Coordinatore Provinciale di Forza Italia - Padova

La visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a Padova, programmata per il 18 marzo, c’impone alcune riflessioni sul ruolo che la nostra città può e deve assumere.

Sono fermamente convinto che Padova abbia tutte le potenzialità per essere una delle protagoniste del terzo millennio, non solo all'interno dello scenario italiano, ma anche di quello europeo, protesa com'è, dal centro del Veneto e dal centro del Nord Est, verso le regioni più importanti del continente e posizionata lungo la direttrice che collega l'ovest e l'est europeo. Questo deve essere, quindi, il nostro obiettivo, costruire una città che abbia tutto per essere all'altezza degli altri centri europei sia dal punto di vista delle strutture che delle potenzialità economico organizzative.

Padova ha certamente le carte in regola per svolgere questo ruolo. E' in posizione centrale, facilmente raggiungibile, ha una grande università che può sfornare le professionalità che servono, è l'unica città del Veneto a poter contare su un istituto bancario di portata nazionale come l'Antonveneta. Tuttavia, occorre essere realisti e prendere atto che Padova in questo momento, pur avendone le potenzialità, non è ancora una città di portata europea. Bisogna allora chiedersi: che cosa può dare alla nostra città lo slancio per crescere e proiettarla in Europa con il ruolo che le compete?

Il progetto di Padova metropolitana credo sia l'idea giusta per dar slancio alla città, per farla crescere e progredire; sempre confrontandoci con l'Europa, è facile vedere come siano molti gli esempi di città, da Parigi in giù, che hanno nel loro hinterland, nella cooperazione fra cintura e grande città, una vera e propria ricchezza. In questa situazione esiste però un rischio. Se è la grande città a fare le proposte verso i comuni più piccoli della cintura, questi ultimi potrebbero sentirsi in qualche modo emarginati o sotto valutati. Vedo il concreto pericolo che un Comune della cintura, di fronte ad una proposta di Padova città, si senta limitato: può dire si o dire no, ma non contribuisce con le sue idee, non porta il suo contributo alla crescita della zona e della città.

Ecco allora la strada che può portare Padova verso importanti palcoscenici in Italia ed in Europa: avviare il progetto di Padova metropolitana ma capovolgendone la logica. Fare in modo che siano i piccoli Comuni, i Comuni della cintura, a portare le loro idee e le loro proposte alla città. Non solo la risposta a quanto propone Padova, non una scelta secca sì o no, ma un movimento d’idee che parte dalle realtà. In questo modo anche i sindaci della cintura si sentiranno partecipi di questa grande sfida, di questo slancio che punta a portare Padova verso un ruolo importante in Europa. Credo che questa sia la strada per sfruttare fino in fondo le ricchezze e le intelligenze che ci sono nella nostra zona, coinvolgendo e motivando tutti al raggiungimento di un grande obiettivo.

I sindaci della cintura dovranno iniziare a ragionare nell'ottica di una grande città, dovranno confrontarsi con grandi tematiche di viabilità, di sviluppo, di sanità. E' impensabile, ad esempio, che un comune della cintura programmi il suo sviluppo industriale ed artigianale senza tener conto dei piani di Padova in tema di viabilità o di sviluppo stesso. Ma quel che vogliamo evitare è che i piccoli comuni subiscano le scelte della città: devono invece cooperare, collaborare assieme a Padova perché l'intera zona cresca in maniera armoniosa. E' anche un modo, a mio parere, di far crescere una classe dirigente. Ho già, in passato, sottolineato come Padova ed il Veneto in generale denuncino una mancanza di classe politica dirigente a livello nazionale. Il dato che non si vede nessun rappresentante veneto all'interno del governo nazionale è un elemento significativo. Ma dopo la presa d'atto della situazione, occorre chiedersi in che modo questa anomalia possa essere superata e io credo che la strada sia quella che ho appena indicato: per avere una classe dirigente di livello nazionale occorre dare la possibilità ai nostri politici di confrontarsi con grandi tematiche.

Bisogna mettere in condizione anche gli amministratori dei comuni di ragionare su problemi ad ampio respiro; la strada che porti ad una Padova metropolitana ma con la spinta dal basso, mi pare che vada in questa direzione. In quest'ottica anche i partiti devono svolger la loro funzione, diventando un vero laboratorio politico in cui i sindaci possano confrontarsi apertamente e studiare assieme soluzioni e problemi sovra comunali. La nostra sfida è già iniziata: la prossima settimana il consiglio direttivo di Forze Italia ospiterà anche i Sindaci del nostro partito che sono alla guida dei comuni della cintura urbana. Per portar Padova in Europa c'è bisogno di tutti e di grandi motivazioni: non è una sfida facile ma abbiamo il dovere di provarci.

........anche a Trieste.........

postato da: pertrieste alle ore 17:23 | Link | commenti
categoria:metropolitana, trieste, città
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